Buono a sapersi

Maria Zemira Nociti

Il crowdfunding via web è l’asso nella manica di chi voglia raccogliere fondi per finanziare un proprio progetto o una nuova impresa. Nel nostro Paese, questo tipo di finanziamento perderà presto la connotazione di “ultima spiaggia” per poter concretizzare idee cui gli investitori tradizionali non darebbero credito. L’Italia è, infatti, il primo Paese europeo a legiferare su questo tema. Finora i finanziamenti online hanno sorretto singoli progetti di portata relativamente limitata; il sistema regolamentato sosterrà invece la nascita di nuove società o la crescita di aziende esistenti. Consob ha già elaborato e presentato la bozza del regolamento che favorirà e tutelerà l’accesso al pubblico risparmio delle startup tramite portali online. Se i tempi ipotizzati saranno rispettati, entro l’autunno avremo i primi esempi italiani di equity crowdfunding. Il legislatore ha riservato la fase sperimentale alle startup innovative e a quelle a vocazione sociale, ma non è escluso che terminato il “rodaggio”, la stessa tecnica possa essere applicata anche ad aziende tradizionali. Affinché una startup abbia accesso al crowdfunding la maggioranza delle sue azioni o delle sue quote deve appartenere a persone fisiche al momento della costituzione della società e per i successivi due anni. Le spese in ricerca e sviluppo devono essere pari al 20% del maggior valore tra costo e produzione; la società deve avere almeno un terzo dei dipendenti in possesso del dottorato di ricerca o di laurea ed essere titolare di un brevetto industriale. Quando il regolamento entrerà in vigore, le startup potranno raccogliere via internet finanziamenti fino ad un massimo di 5 milioni di euro su portali gestiti da banche, investitori autorizzati e da operatori iscritti a un apposito registro, tenuto e vigilato da Consob. Investire in una startup è un’operazione ad alto rischio e il regolamento prevede che, per poter fruire del crowdfunding, almeno il 5% della quota offerta sia già stata sottoscritta da investitori professionali (fondazioni bancarie, società finanziarie per l’innovazione e lo sviluppo o incubatori certificati). I portali dovranno trasmettere gli ordini a banche o a società finanziarie abilitate alla raccolta, trasmissione ed esecuzione degli acquisti. I meccanismi di interazione tra aziende e investitori sono ben definiti. Il gestore dovrà predisporre e mantenere attive le piattaforme tecnologiche, nonché fornire informazioni chiare e corrette in merito all’offerta. L’informativa per gli investitori dovrà essere standardizzata, secondo quanto è prescritto negli allegati al regolamento e il gestore si occuperà di tutti gli aggiornamenti. Le informazioni dovranno essere accessibili per almeno un anno dal completamento dell’offerta e dovranno restare in memoria per almeno 5 anni. Per i piccoli risparmiatori, il regolamento introduce elementi di tutela simili a quelli garantiti dagli attuali intermediari autorizzati; la tutela vale anche qualora un privato decida di sovvenzionare il progetto per ragioni diverse dal semplice ritorno economico. Qualcuno, infatti, potrebbe voler investire perché crede nell’idea, ne condivide le finalità etiche o perché ritiene che dal prodotto o dal servizio erogato possa derivare un beneficio per l’intera collettività. Ne è un esempio il successo riscosso dal crowdfunding che ha finanziato breathometer, un etilometro collegabile agli smartphone: soffiando, il misuratore e la relativa app indicano il tasso alcolemico. Il finanziamento online di questa iniziativa imprenditoriale ha superato di tre volte la richiesta iniziale. Secondo gli esperti, l’approvazione del regolamento Consob potrebbe essere un buon incentivo alla ripresa. Come ogni nuova norma, anche questa è perfettibile, ma almeno c’è e, tra qualche mese, chi pensa di avere le idee e le capacità di dare vita a una startup innovativa nel mondo del beverage non potrà più citare la mancanza di finanziamenti come alibi per non agire.

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