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In occasione di questo anniversario, la Cantina Colli Morenici di Ponti sul Mincio (Mn) ha deciso di rilanciarsi, con una ristrutturazione dell’area di affinamento, il rafforzamento della struttura commerciale e l’innalzamento della qualità dei prodotti. Il tutto nel segno del sociale e in sinergia con il territorio

Cantina Colli Morenici di Ponti sul Mincio (Mn)

 

Era il 22 febbraio 1959 quando è stata costituita la società cooperativa a responsabilità illimitata “Cantina sociale dei Colli Morenici dell’alto Mantovano”. Oggi si presenta come una cantina cooperativa di piccole dimensioni che conta circa 120 soci per 180 ettari vitati, con una produzione di 12.000 ettolitri di vino di cui imbottiglia poco più di 300.000 bottiglie. In occasione del cinquantenario della prima bottiglia prodotta (era il 1963), la cantina ha deciso di reimpostare le politiche e le strategie, anzitutto creando una struttura commerciale e puntando a uno standard qualitativo molto più elevato a discapito della quantità; privilegiando le selezioni (linea Le Vele e linea Terre di Virgilio), nonostante la loro modesta produzione.

Già dalla precedente vendemmia, sono state notevolmente ridotte le rese per ettaro, ed è stata fatta un’attenta selezione delle uve conferite. Per non vanificare in cantina il lavoro svolto in vigneto, il direttivo ha inoltre proceduto a una ristrutturazione degli ambienti della barricaia, all’inserimento di legni nuovi, investendo sulla ricerca al fine di individuare le giuste tipologie di essenze e capacità in base al progetto enologico di ogni vino. Si è inoltre operato un restyling totale dell’immagine aziendale, puntando sull’identificazione del brand e della tipicità del vitigno.

Domenico Gandini, presidente della Cantina, ha così commentato il nuovo corso: «Abbiamo voluto che la celebrazione ufficiale del cinquantesimo coincidesse con il rilancio dell’azienda. Dopo aver ristrutturato gli ambienti e migliorato le attrezzature ora ci stiamo concentrando sulla struttura commerciale. Dopo una lunga ricerca abbiamo deciso di puntare su Cinzia Gonano che vanta una solida esperienza e una conoscenza del comparto. È stata una scommessa iniziata lo scorso anno. Puntiamo anche sul mercato estero, collocando i nostri vini a un prezzo dignitoso per poter remunerare adeguatamente le uve dei soci. La cantina lavora vini fermi e di base. La spumantizzazione è effettuata all’esterno. Questo perché non abbiamo tutte le attrezzature. Anche la nostra linea di imbottigliamento è un po’ datata e in futuro abbiamo intenzione di investire nel suo ammodernamento, anche in previsione di un aumento del nostro imbottigliato. Vorremmo anche renderla più versatile per meglio supportare le necessità in termini di etichettatura che l’export richiede. L’incremento della quota di vino imbottigliato è necessario se vogliamo far crescere l’azienda e far conoscere il territorio dell’Alto Mantovano».

Il legame con il territorio e la tradizione è molto sentito anche da Giovanni Venturelli, vicepresidente della cantina, che fortemente voluto, in occasione del cinquantenario, la ristampa di un volumetto scritto da Umberto Lana nel 1913 sulla viticoltura dell’Alto Mantovano. Il trattato è ricco di dati sulla base ampelografica, sulle forme di allevamento, sulla diffusione della vite e fornisce un interessante punto di raffronto per comprendere l’evoluzione avvenuta sino ai giorni nostri. È così che un vitigno come la Rossanella in un secolo è stato avvolto nell’oblio ma, grazie alle sparute piante rimaste, si sta cercando un difficile recupero. Venturelli ha inoltre sottolineato il lavoro che si sta facendo per cercare «un vino più caratteristico per questa zona ma soprattutto un nome più semplice: Colli Morenici Mantovani del Garda è troppo lungo e pressoché intraducibile. Ci vorrebbe un nome comune, corto e promotore dell’intera zona. I tavoli di discussione sono già aperti e noi siamo determinati».

Tra gli obiettivi principali della cantina, infatti, c’è la valorizzazione del territorio attraverso la costruzione di una rete con le aziende di prodotti enogastronomici tipici del mantovano, tra cui grana padano, mostarde, dolci, salse e confetture, in vendita presso la spaccio, aperto tutto l’anno.

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La riorganizzazione delle vendite

La cantina oggi intende coniugare la tradizione e il radicamento territoriale con le nuove tendenze del vino, non solo dal punto di vista dei consumi, ma anche dei consumatori. Così Cinzia Gonano, direttore commerciale, descrive come è stato impostato il lavoro e quali sono gli obiettivi: «la mission della cantina è: valorizzare la tradizione, il patrimonio e la storia di questa zona; innalzare il livello qualitativo dei prodotti, a partire dalla vigna, elevando la tipicità, ma, al contempo, cercando di assecondare le nuove tendenze del gusto; consolidare le politiche di identificazione del brand aziendale e della pianificazione di più linee di prodotti a marchio, distinguendoli per canale di vendita.

La capacità di risposta dell’azienda verso le richieste del mercato si potrà valutare nel breve periodo attraverso due criteri: la qualità percepita e l’immagine del prodotto. In base a questa logica, la prima strategia da adottare è stata la differenziazione dei prodotti di alto livello, creando apposite linee dedicate a un certo canale distributivo e procedendo a discriminare questi ultimi. Abbiamo così approcciato il canale tradizionale (ristorazione, enoteche, wine bar), la grande distribuzione e infine anche l’estero». «Il principale sbocco dei prodotti è sempre stato il punto vendita e non c’era una fidelizzazione del cliente se non per la memoria storica di chi lavorava allo spaccio.

Non vi era uno storico: il 70% del fatturato era lasciato in balia di questo investimento promozionale fatto dal vino in bottiglia ma senza un progetto commerciale. Ora questo progetto c’è! E i numeri si sono ribaltati: oggi il punto vendita assicura circa il 41% del fatturato totale e il resto è apportato da grande distribuzione, canale tradizionale e importatori all’estero. Il primo intervento, nel mercato nazionale, è stato fatto sull’espansione delle aree geografiche servite, consolidando l’impegno di questi anni e implementando il numero dei clienti, con un occhio più attento al valore che ai volumi grazie ad agenti e collaboratori specialisti del settore. Quindi, ci si è orientati al canale moderno, anche se solo a livello locale, riconoscendo a quest’ultimo la facoltà di saper raggiungere i consumatori con il “vino quotidiano”. I mercati oltre confine (che assicurano il 6% del fatturato totale) sono stati approcciati con investimenti differenti, dirottati su canali specifici, con attività in promozione nel corso di eventi come il Prowein di Düsseldorf nei Paesi europei limitrofi al nostro, come la Germania.

Sono stati inoltre creati nuovi contatti nei Paesi dell’est, senza però trascurare eventuali approcci con l’Asia e consolidando le timide vendite fatte sino a ora negli Stati Uniti». La vendita di vino sfuso (37% del fatturato totale) rimane, altresì, un’efficace valvola di sfogo per quelle quantità produttive troppo sensibili alle variabili di ogni singola annata, mentre, per quanto riguarda il vino imbottigliato, si punta a impostare, in un periodo mediamente breve, un’organizzata rete commerciale tale da programmarne tempestivamente le vendite.

[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=”Un brindisi all’ambiente e alla storia”]

È stata la prima cantina della zona a dotarsi di pannelli fotovoltaici e ad aver sfruttato gli incentivi regionali per assumere personale: è anche questo la Cantina Colli Morenici. «La cantina, a cinquant’anni dal primo imbottigliamento, ha messo in campo una serie di investimenti che hanno consentito di raggiungere ottimi risultati, dalle assunzioni di 3 persone da giugno 2013 all’impianto fotovoltaico che con più di 1.000 mq di pannelli, operativi da aprile 2011, produce 135mila kw di energia all’anno, dal cui risparmio, il costo del mutuo dell’impianto è ammortizzato in dieci anni» ha affermato Giovanni Venturelli, neoeletto presidente della cantina.

Infine, per ricordare il cinquantennio e i cambiamenti avvenuti a partire dalla sua fondazione, è stato prodotto il Rosè del Cinquantenario, un vino che si abbina a formaggi erborinati o a pasta dura di media stagionatura, o con la sbrisolona, tipico dolce mantovano. Vinificate le uve botritizzate, da una macerazione a freddo per estrarre i profumi varietali, si ottiene un vino che si fa fermentare e affinare in piccoli legni per almeno 12 mesi sulle fecce di fermentazione. L’affinamento minimo in bottiglia è di 6 mesi.
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