Imbottigliatore del mese

Autoctono da premio

La vocazione per il Sagrantino di Montefalco della cantina Arnaldo Caprai e l’impegno profuso negli anni per riportare in auge il Sagrantino di Montefalco hanno regalato all’azienda il riconoscimento sui mercati internazionali.

Al già lungo elenco di vini premiati, la cantina umbra Arnaldo Caprai ha aggiunto un riconoscimento internazionale molto importante: è stata premiata quale cantina europea dell’anno per il 2012 dalla prestigiosa e influente rivista statunitense Wine Enthusiast. Un rinoscimento frutto della passione messa dalla cantina nel riportare in auge un vigneto autoctono, il Sagrantino, un progetto per il quale, già nel 1989, aveva avviato una collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Approfittiamo dell’occasione per chiedere a Marco Caprai, titolare della cantina, come è arrivato a questo traguardo e cosa implica la vittoria per la sua cantina e di Montefalco in genere.

Perché avete scelto di dedicarvi con tanta passione al Sagrantino?

Il Sagrantino di Montefalco è un vitigno dalle grandissime potenzialità produttive. L’impegno dell’azienda Caprai è stato quello di valorizzare pienamente le peculiarità di questa varietà grazie ad un intenso rapporto di ricerca e sviluppo con l’Università di Milano. Il Sagrantino è stato il perfetto interprete della riscoperta di Montefalco, diventando l’ambasciatore nel mondo della nostra filosofi a produttiva e del nostro territorio.

Che cosa significa, per un vitivinicoltore che lavora su un vitigno autoctono, avere ottenuto un riconoscimento internazionale così prestigioso?

È una soddisfazione straordinaria, che ripaga anche del tanto tempo che si ruba alla famiglia, soprattutto se consideriamo che è stato assegnato a un’azienda relativamente giovane come la nostra e a una varità praticamente sconosciuta al mondo fino a pochi anni fa. È anche un indice del fatto che ormai a livello internazionale c’è grande attenzione non solo anche per i territori e le produzioni vitivinicole locali. Questo interesse è in continuo aumento ed è un bene per tutte le varietà “minori” diffusi sul territorio nazionale.

In generale i mercati esteri premiano, da un punto di vista dei consumi, i vini autoctoni?

Marco Caprai

Quali difficoltà devono incontrare questi vini per farsi conoscere nei contesti internazionali? Gli stranieri apprezzano i vini autoctoni dell’eccellenza italiana contestualizzati in un territorio tradizionale ed evocativo come è quello di Montefalco. Purtroppo la difficoltà delle aziende a unirsi in un unico soggetto capace di comunicare in modo organico sui mercati esteri vanifica, molto spesso, l’impegno profuso dai soggetti più impegnati nella valorizzazione del territorio. Le difficoltà a ottenere visibilità internazionale esistono non solo per gli autoctoni, ma per tutti le varietà che nascono in regioni non ancora universalmente note per la qualità delle produzioni vitivinicole, come il Chianti, il Barolo, l’Amarone…

Sicuramente, in un periodo difficile come questo, se un produttore avvia un’attività in un’area già nota incontra molta meno difficoltà rispetto a una zona le cui potenzialità sono ancora tutte da esplorare. Ragionando in termini di territorio, il premio di “miglior cantina europea dell’anno” assegnato alla Arnaldo Caprai per il lavoro svolto nella riscoperta e nella promozione del Sagrantino di Montefalco, è anche un riconoscimento di merito a un intero distretto produttivo che ha saputo costruire intorno al proprio vitigno autoctono per eccellenza un rilancio economico e culturale del territorio.

In generale, quale peso ha l’export sul vostro fatturato? Quali sono i canali distributivi che utilizzate sui mercati esteri? Collaborate con i ristoratori italiani che operano all’estero?

L’export è fondamentale per i nostri vini, che proprio sul riconoscimento internazionale hanno costruito il proprio successo. Per ogni mercato estero collaboriamo con importatori e distributori che affianchiamo periodicamente con nostri responsabili commerciali. Nelle nostre campagne promozionali la ristorazione italiana diventa, ovviamente, l’interfaccia privilegiata per la promozione dei nostri vini. Da alcuni anni, inoltre, realizziamo degustazioni all’estero, in particolare negli Stati Uniti, di Sagrantino abbinate a pranzi di degustazione di prodotti tipici umbri che prepariamo anche con il nostro chef Salvatore Denaro. Con questo lavoro cerchiamo di trasferire pienamente la nostra identità territoriale, fatta di tradizione, cultura e passione, ai consumatori internazionali.

Tempo fa avete sperimentato l’impiego di un tappo sintetico dotato di microchip? Come è andata e in generale come vivete la tecnologia in cantina?

Ogni innovazione, sia in campo agronomico sia di cantina, produce risultati straordinari. Crediamo nell’innovazione da tempi non sospetti: la tecnologia può rendere il mondo migliore. Se ci può permettere di raccontare meglio noi, il nostro vino e il nostro territorio, ci rende un ottimo servizio. Otto anni fa partimmo sperimentando il tappo con il microchip (progetto “Contemporare”), per capire i possibili risvolti comunicativi di tale innovazione sui mercati internazionali. I tempi non erano maturi e quel primo test non fu mai replicato in serie, per problemi tecnici legati alla qualità delle chiusure e alla limitata diffusione di smartphone a quell’epoca.

Continua …

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