Intervista

Nei miei vini la magia di un territorio

Elisabetta Geppetti, presidente del Consorzio del Morellino di Scansano DOCG

Elisabetta Geppetti

La Maremma grossetana, terra di grandi vini. Difficile a dirsi solo venticinque anni fa… Un volano si è però innescato dando origine a un’inaspettata svolta in un così breve lasso di tempo. Un volano di nome “Saffredi”, vino acclamato e decorato, nato nel 1987 dall’intuizione e dalla passione di una giovane viticoltrice, Elisabetta Geppetti, e dal talento di un grande enologo italiano, Giacomo Tachis. Quel Saffredi, che l’ha portata alla ribalta mondiale, rimane per Elisabetta Geppetti, − recentemente eletta tra le sei donne del vino italiano, “Winemaker of the year 2006” e oggi presidente del Consorzio del Morellino di Scansano DOCG − un vino da amare, da bere in ogni occasione. Molto altro, però, questa donna intuitiva, vulcanica ha saputo regalare alla vitivinicoltura italiana, in ormai trent’anni di appassionato lavoro…

Elisabetta Geppetti, un’avventura nel mondo vitivinicolo iniziata da giovanissima…

…mossa da una passione per i vini non comune per quei tempi: parliamo dei primi anni ’80. Ricordo allora, non ancora ventenne, il piacere di gustare, in una serata tra amici, un calice di vino ricercato, da scoprire, blasonato o meno. Oggi molti sono i giovani che accompagnano un’uscita in compagnia con un bicchiere di vino di qualità, perché molta è l’offerta di vini da sbicchierare, pensati per gente giovane. Trent’anni fa non era così immediato, il teenager preferiva bere birra, prodotto più alla moda, più fruibile… Non saprei dire come questa passione sia nata: i nonni paterni coltivavano una piccola vigna, io, bambina, provavo una grande emozione ogni volta che si vendemmiava e si produceva vino. Forse quel ricordo d’infanzia? Forse un’ereditarietà genetica? Non ho una risposta. Mi sposai giovane e fu il caso che mio suocero avesse ereditato un’azienda agricola in Maremma, “Fattoria Le Pupille”. Lui imprenditore farmaceutico lì ci produceva del Morellino di Scansano DOC, 10mila bottiglie l’anno in tutto, principalmente per regalistica della casa farmaceutica e una modesta parte destinata alla vendita diretta.

Con i suoi 80 ettari, a Piagge del Maiano loc. Istia D’Ombrone, Fattoria Le Pupille è un’azienda vitivinicola immersa nella Maremma Toscana

Alla morte del suocero si ritrovò a gestire l’azienda agricola…

Dopo qualche vendemmia insieme a lui, nel 1985 mi ritrovai con la Fattoria Le Pupille da gestire. Una donna in Maremma di quei tempi a occuparsi di vigneti! Oggi il volto della Maremma è completamente cambiato, sebbene rimanga forte l’impronta rurale di una terra contadina per vocazione e tradizione. Con quella gente, con quei contadini maschilisti, trent’anni fa dovetti confrontarmi… I primi diradamenti in vigna furono traumatici; difficile fu far capire − e ancor più visto che ero una donna − l’importanza di quell’intervento ai fini qualitativi a chi da sempre abituato a ottenere la massima redditività dal vigneto. “Sgomitai” parecchio in quegli anni, molte battaglie, parecchie però le soddisfazioni che ottenni!

Oggi, diceva, molto è cambiato in Maremma…

In 25 anni, la Maremma fortunatamente si è ammodernata, in strutture e pensiero, anche se ancora manca una vera mentalità imprenditoriale che le permetta di decollare, come è accaduto invece, per fare un esempio, in Franciacorta. Si è puntato in passato su un turismo di massa − la fascia costiera è affollata da un numero infinito di campeggi − piuttosto che su un turismo di qualità; pochi ancora gli agriturismi di eccellenza e le occasioni di percorsi enogastronomici mirati. Rimane ancora una terra “scarruffata e selvaggia” la Maremma, per questo affascinante e attraente, lontana da quell’icona paesaggistica amena, ma anche inflazionata, delle colline dell’entroterra, di Montalcino e del Chianti. Per chi produce vino, la Maremma è un luogo magico, un incontro tra mare, colline e terra buona, capace di regalare terroir unici, irripetibili la cui forza si esprime decisa nei nostri vini.

A sostenerla nei suoi primi anni un enologo di eccellenza…

Giovane, mi sono ritrovata a fianco di Giacomo Tachis. Questo grande maestro mi ha forgiato nel migliore dei modi; una collaborazione intensa durata oltre dieci anni, fino al 1996. A lui si sono succeduti enologi di grande rilievo da Riccardo Cotarella a Christian Sommer, a Luca D’Attoma, massima espressione del biologico e del biodinamico in Italia. Associo a ciascuno di questi grandi enologi un vino; a Tachis il Saffredi, un cru che nasce nel 1987 e che si presenta in bicchiere a partire dal 1990. In pochi anni il Saffredi è passato agli onori della cronaca divenendo un vino richiesto e desiderato, un mito, tra i più importanti rossi del panorama enologico italiano. Tachis fu decisivo nella mia scelta di lanciare un nuovo vino, mi diede coraggio e sicurezza il fatto di avere in quei momenti al mio fianco un professionista di grande esperienza come lui. Cotarella lo associo al Poggio Valente, un altro cru, un single vineyard con oltre il 95% di sangiovese; un Morellino di Scansano nella sua massima espressione, un vino che nel tempo si è molto evoluto, puntando su un nuovo impianto di 12 ettari che nel 2006 ha sostituito definitivamente la vecchia vigna.

Per chi produce vino, la Maremma è un luogo magico, un incontro tra mare, colline e terra buona, capace di regalare terroir unici e irripetibili

Poi un enologo francese, Christian Sommer…

Con Sommer l’idea di produrre un grande vino si è fatta sempre più forte, viva; un vino di eleganza, eleganza tipica bordolese. Abbiamo raggiunto con il Saffredi i 97 punti di Wine Spectator e altri prestigiosi riconoscimenti. Posso quindi dire di aver coronato appieno il mio sogno di eleganza e di potenza in un vino, anche se tutto rimane sempre frutto di un’annata, delle condizioni climatiche che molto giocano sul risultato finale. Con Christian è nato anche RosaMati, il nostro rosato IGT.

Con D’Attoma, invece, l’azienda si sposta verso il biologico e il biodinamico.

L’impegno per produzioni più ecosostenibili, meno impattanti nei confronti dell’ambiente, è sempre vivo fin dagli esordi della mia attività. Produrre però biologico vuole dire altro. Quando parliamo di un’azienda di dimensioni importanti come Fattoria Le Pupille il passaggio non è semplice, va fatto a piccoli passi, perché significa un impiego di manodopera più mirato: veloce e al momento giusto; serve personale esperto non sempre facilmente reperibile. Per questo abbiamo iniziato a convertire ad agricoltura biologica dieci degli ottanta ettari complessivi. Sicuramente l’interesse per il biologico è sempre in crescita, visto che molti sono i clienti che ci fanno domande in proposito.

Nata come azienda monoprodotto per la produzione del Morellino di Scansano DOCG, Fattoria Le Pupille ha saputo proporre vini entusiasmanti

Vignaiola e sapiente imprenditrice…

Negli anni ho avuto parecchi miti, figure di riferimento alle quali mi sono ispirata per costruire, dal nulla, una professione. Personaggi femminili dello Champagne come Corinne Mentzelopoulos di Chateau Margaux. Al di là di queste figure però molta della mia crescita professionale è stata segnata dall’intuizione e mossa dalla mai sopita passione per il vino. Dai difficili anni ’80 in cui vendevo un Morellino di Scansano DOC, solo perché usciva a marchio Fattorie Le Pupille − pochi conoscevano questa DOC e molto era il pregiudizio verso la Maremma grossetana − parecchio è cambiato. Oggi questa terra è riconosciuta e apprezzata per la sua vocazione vitivinicola se diverse sono ormai le case vinicole che hanno deciso di avviare in Maremma una produzione. Senza peccare di presunzione penso che a questa riscoperta abbiano contribuito non poco i vini di Fattoria Le Pupille, in particolare gli straordinari punteggi raccolti dal Saffredi. Questo ha creato curiosità interesse. Ricordo, inaspettata, un’intervista che mi venne proposta da un inviato del Wall Street Journal. Allora avevo poco meno di trent’anni… L’intervista, che comparve sul celebre quotidiano americano, contribuì alla nascita del “fenomeno”, molti cominciarono a guardare con interesse alla Maremma grossetana.

La comunicazione è tutto…

…ancor più che in passato! Puoi avere idee fantastiche, metterle in pratica, ma se nessuno le conosce, a nulla serve. Da anni mi dedico ormai molto più alla comunicazione che non alla vendita! Raccontare un vino attraverso un territorio o raccontare un territorio attraverso un vino sono due aspetti che si muovono in piena sinergia e spingono la vendita di prodotto. Certo poi serve “sostanza” senza la quale anche le parole sarebbero vane se non controproducenti… I miei vini nascono dall’incontro con una terra unica, nel sud della Toscana, vicina al mare. Da questo terroir sono magnificati e resi unici.

Lei è presidente del Consorzio del Morellino di Scansano DOCG, un vino oggi apprezzato non solo in Italia…

In Italia e in Europa, ma al di fuori di questi confini rimane pressoché sconosciuto. L’impegno consortile − assiduo, fin dalla sua costituzione nel 1992, nel promuovere la qualità di questo prodotto, sia con rigorosi controlli in campo e in cantina, sia con la revisione del disciplinare produttivo − deve oggi orientarsi maggiormente nel promuovere il prodotto, presentandolo al mondo, facendolo conoscere per la sua unicità, espressione forte di un territorio.

Nato nel 1987 dall’intuizione e dalla passione di una giovane viticoltrice, Elisabetta Geppetti, e dal talento di Giacomo Tachis, il Saffredi di Fattoria Le Pupille è oggi un vino amato e ricercato in Italia e all’estero

Tra i suoi vini c’è un preferito?

Forse può apparire banale dire di amarli tutti, ma sono affezionata a ciascuno di essi per una peculiarità. Forse tra tutti il “figliolo preferito” rimane il Saffredi, quello che in assoluto bevo più volentieri. Ogni vino rappresenta un momento della mia vita, così il Saffredi è il vino della giovinezza, il Poggio Valente quello della consapevolezza; gli altri rappresentano sogni, intuizioni avuti e coltivati. Poggio Argentato all’inizio sembrava fosse una pazzia: che cosa c’entra un Traminer Sauvignon in Maremma?

Un vino nato per essere proposto sulla costa nel periodo estivo che poi, per la sua piacevolezza e l’interessante rapporto qualità prezzo, ha fatto il giro del mondo! Di pazzia si è trattato anche parlando di SolAlto, una sfida far nascere un grande muffato, un vino dolce da vendemmia tardiva, in climi come quelli della Maremma…

Le intuizioni sono finite? 

Rimane un sogno: produrre un vino a Capraia, isola amata alla quale spesso approdo viaggiando per mare. Mi piacerebbe impiantare lì una piccola vigna, produrre un vino bianco. Magari rimarrà un sogno irrealizzabile, è presto per dirlo…

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