Attualità

Un bilancio per il Barolo

Iniziative per promuovere il Barolo anche alla luce di una ricerca sul consumatore del pregiato rosso.

Il prestigio del Barolo non si discute, il problema è di farlo conoscere. L’Accademia del Barolo, che raccoglie quattordici delle più prestigiose aziende delle Langhe, attraverso il suo presidente Gianni Gagliardo ha fatto il punto di fine anno sulle iniziative portate avanti in tal senso. La mission dell’associazione è proprio quella di far conoscere il Barolo, in particolare attraverso eventi strutturati secondo un format sperimentato a New York nell’aprile 2012. Viene proposto un seminario in cui i produttori in prima persona tengono una lezione sul Barolo, suddividendosi i temi da trattare: le caratteristiche del vino, il territorio, i terreni, la storia, il vitigno nebbiolo, il processo di produzione, l’invecchiamento e la Docg. L’obiettivo è far conoscere questo vino a quanti ancora non ne hanno fatto esperienza e di farli appassionare. E, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, questi sono oggi la maggior parte dei big spender, i compratori di alto profilo legati prevalentemente ai grandi vini francesi. Al seminario segue una degustazione guidata di diversi Barolo di un’unica annata, provenienti da sottozone diverse, e in conclusione, contemporaneamente a un’asta con lotti di prestigiosi Barolo, una cena dove vengono proposte annate diverse, per dimostrare l’evoluzione di questo vino nel tempo. Per riuscire nella mission di migliorare la conoscenza e la domanda del Barolo, l’Accademia del Barolo ha trovato un accordo di partnership con Zachys, casa d’aste americana di grandi vini. E dopo il successo dell’Asta di New York, mercato già evoluto, l’Accademia si dedica ora all’Asia, cominciando da Hong Kong, la porta della Cina.

Il vissuto

Proprio sul Barolo, di recente è stata presentata dall’Accademia presso il Museo del Vino di Barolo un’indagine sui consumi in enoteche e ristoranti di alto livello (100 interviste a 50 ristoratori e 50 enotecari) commissionata all’Ispo di Renato Mannheimer. I risultati hanno dimostrato un generale cambio di atteggiamento rispetto al passato, quando le bottiglie di Barolo acquistate in enoteca erano per lo più destinate alla regalistica mentre nei ristoranti il consumo era riservato solo alle grandi occasioni. Attualmente gli amanti approcciano il Barolo in maniera più immediata e un numero sempre più interessante di consumatori sceglie il Barolo per bere una buona bottiglia di

La scelta del vino per occasioni particolari (risposta spontanea, in %)

vino, senza dover aspettare una ricorrenza speciale. Questo dato emerge per le vendite nelle enoteche, grazie innanzitutto alla diffusione di una cultura enogastronomica di buon livello e all’aumento degli appassionati che cucinano e invitano a casa propria. Per quanto riguarda i ristoranti, non solo di alta categoria, oggi si trovano numerosi locali con proprietari esperti e sommelier in grado di consigliare i migliori abbinamenti con i piatti scelti, suggerendo agli ospiti che ogni momento può essere quello giusto per godere di un buon calice di Barolo. «In merito alla scelta del vino per occasioni particolari – ha spiegato Mannheimer –, al ristorante si sceglie un Barolo nel 18% dei casi, una scelta che viene subito dietro a quella che privilegia un vino del territorio, e nel 67% dei casi chi sceglie il Barolo sa che cosa vuole». In merito agli abbinamenti le risposte hanno evidenziato un sostanziale rispetto della tradizione: il 74% degli intervistati ha indicato l’abbinamento con le carni rosse e l’8% si è espresso a favore dei formaggi. Il consiglio del sommelier è più frequentemente richiesto in enoteca (58%), mentre invece al ristorante la scelta è per lo più individuale (57%). Ciò che più influisce sulla scelta di un Barolo è l’abbinamento con i piatti (40%), poi vengono la notorietà del produttore (39%), il prezzo (38%), il suggerimento del sommelier (35%), la personale conoscenza del produttore (34%) e le guide specializzate (28%). Nel 44% dei casi il consumatore è assiduo (soprattutto nei ristoranti), il 56% per cento è invece saltuario; ben il 47% di coloro che scelgono in Italia di bere Barolo è straniero e solo il 53% è italiano. Interessante anche il dato relativo all’andamento e alla previsione dei consumi: nell’ultimo anno è rimasto invariato per il 61% degli intervistati, mentre per il 9% è aumentato e per il 29% è diminuito. Tra i motivi che hanno determinato un aumento del consumo di Barolo gli intervistati hanno indicato una buona campagna di comunicazione e buone recensioni e solo in second’ordine hanno individuato un aumento della qualità dei prodotti. Al contrario, chi lamenta una diminuzione la imputa per il 79% dei casi al prezzo e al fatto che vengono preferiti vini più economici, mentre per un 7% la causa è un calo della qualità. Passando alle attese sui consumi per il 2013, nel prossimo anno il consumo del Barolo resterà invariato (59%), diminuirà (24%) o aumenterà (14%). Quindi emerge un dato di sostanziale ottimismo per un vino che per il 59% degli intervistati sta reggendo bene alla crisi, ha forti margini di espansione sia verso nuovi ristoratori, sia verso nuovi abbinamenti e sia verso nuovi mercati, argomento affrontato in chiusura dal dottor Giancarlo Voglino, esperto di mercato e di promozione del vino sui mercati internazionali, che ha espresso alcune valutazioni in merito alle prospettive dei consumi del vino negli Stati Uniti e in Cina. «Il mercato americano, in particolare, è tuttora in espansione. La fascia di consumatori disposti a pagare oltre 50 dollari per una bottiglia di vino sta crescendo e rappresenta ormai il 10% del mercato statunitense ma ha bisogno di formazione, di informazioni, di educazione al gusto dei nostri vini, e del Barolo in particolare, per apprezzarne il valore del territorio, della cultura, della tradizione e, in ultimo, dei brand».

Percentuale di bottiglie vendute (sul totale di bottiglie di vino vendute nel locale) e fatturato medio annuo relativo al Barolo.
Per l’Italia la media del Barolo sul totale di bottiglie di vino vendute è dell’8,7%, il fatturato medio di 4.200 euro.

 

Claudio Troiani

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