La mixology che verrà

La cocktail culture è all’apice a livello internazionale. Quasi 9 giovani consumatori su 10 (vale a dire l’88%) bevono oggi cocktail quando escono la sera (Ricerca di Cellar Trends). Ora che anche l’Asia, il Medio Oriente e l’America Latina figurano nella lista dei 50 migliori bar del mondo, i protagonisti di questa rivoluzione arrivano da ogni parte del globo (World’s 50 Best Bars Report 2017), ciascuno portando nuove idee, tecniche e influenze culturali. Il risultato è un’industria dinamica che cresce a grandi passi, dove nuovi trend emergono in continuazione e ispirano le persone di tutto il mondo a bere bene.

Osservatorio privilegiato per scoprire le nuove tendenze della mixology e la loro evoluzione, si riconferma l’arena della DIAGEO RESERVE WORLD CLASS, la competizione internazionale che quest’anno ha visto sfidarsi nella sua nona edizione circa 10.000 bartender provenienti da più di 50 paesi e ha sancito il trionfo della canadese Kaitlyn Stewart che a Città del Messico ha surclassato altri 56 finalisti di tutto il mondo tra cui l’italiano Mirko Turconi del Piano 35 di Torino. Una gara internazionale che non solo misura le abilità dei migliori professionisti del mondo ma detta le regole del futuro della mixology, raccoglie esperienze e culture da ogni angolo della terra per miscelarle in cocktail innovativi e abbinamenti inediti.

Quattro le nuove tendenze individuate durante la Diageo Reserve World Class e che diventeranno assolute protagoniste del bere bene 2018: Sustainable Serve, Signature Serve, Culinary cocktail e Cocktail at home.

  1. Sustainable Serve: quanto è eco il tuo mojito?

I cocktail sostenibili sono la svolta secondo i migliori bartenders mondiali. Da un recente sondaggio è emerso che quasi un consumatore su due ha espresso una propensione a pagare un sovrapprezzo del 10% per beni prodotti nel rispetto dell’ambiente e secondo criteri di responsabilità sociale. Dunque percorrere la strada della sostenibilità può rivelarsi un ottimo strumento per gli affari, tanto quanto prendersi cura dell’ambiente.

  1. Signature Serves: il cammino della cocktail culture

La diffusione dei Signature Serve, i cocktail originali e ideati dagli stessi locali, sono lo strumento più potente per dare notorietà al proprio bar. Uno dei principali innovatori della mixology, Giuseppe Cipriani, creò il Bellini a Venezia negli anni ’30, e oggi la casa del Bellini – l’Harry’s Bar – è una destinazione imperdibile per tutti gli amanti dei cocktail. E dal momento che oggi le persone preferiscono spendere il 5% in più per le esperienze di lusso piuttosto che per i prodotti, i proprietari dei locali e i bartender che sapranno sfruttare questa tendenza otterranno eccellenti risultati nel 2018.

  1. Culinary Cocktails: dove cibo e mixology si incontrano

I cocktail raggiungono la massima espressione quando i bartender si lasciano contaminare dalla mixology gastronomica, connubio perfetto tra cucina e bere bene. Questo trend che ha già mosso i primi passi in alcuni top bar del mondo anche se a volte con risultati discutibili, che si tratti di un Manhattan con foie gras e caramello salato; di un Kobe Old Fashioned, prelibatezza giapponese fatta con il grasso della carne o addirittura di un ‘Pizza Margherita’ cocktail – di cui il Bunga Bunga di Londra è stato pioniere – che si caratterizza per il gin infuso con i cornicioni della pizza, la salsa di pomodoro cucinata con l’aglio, il basilico, l’origano, e una calda spuma di burrata.

4.Cocktails at Home: perchè dovremmo essere più ‘Old Fashioned’ quando abbiamo ospiti a casa… Le ricerche indicano che al 73% dei giovani bevitori piace consumare drink nelle occasioni speciali a casa (Research from Cellar Trends). È arrivato quindi il momento per spronare le nuove generazioni a sperimentare con gli ingredienti che trovano nelle loro cucine e cimentarsi nella realizzazione dei cocktail.

 

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