EMMA Srl per Birra Gaia e Birrificio Menaresta

Due birrifici artigianali con sede a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Due storie per diversi aspetti parallele, certamente accomunate dalla scelta recente di dirottare una parte importante della produzione sul packaging in alluminio e dalla conseguente decisione di acquistare una macchina per il riempimento delle lattine. Del resto, come ci hanno spiegato entrambi i protagonisti di questo articolo, tra birrifici artigianali l’atteggiamento prevalente è ancora quello del confronto, più che della concorrenza. Un confronto che rappresenta la naturale evoluzione di quello che anni fa, quando i birrifici craft italiani cominciavano a fare capolino sul mercato, era vera e propria amicizia, quando non fratellanza.

A Carate Brianza (MB) abbiamo fatto visita a Birra Gaia e a Birrificio Menaresta, dove i rispettivi mastri birrai ci hanno raccontato le loro storie, il modo in cui hanno affrontato un anno “anomalo” come il 2020 e le loro visioni del mercato della birra artigianale italiana.

La lattina come nuovo concept

Nata nel 2014 a Lissone (MB) con una produzione di poco più di 300 ettolitri annui confezionati esclusivamente in bottiglia, Birra Gaia nel 2017 vede l’ingresso di nuovi soci, cui fa seguito lo spostamento nella nuova sede di Carate Brianza, dove vengono realizzati il brewpub da 130 posti a sedere e l’annesso birrificio, la cui produzione nel 2021 toccherà quota 2000 ettolitri.

«Dal punto di vista stilistico – spiega il Mastro Birraio Andrea Semilia – non seguiamo una scuola, perché il fatto di gestire anche un locale di una certa capienza ci impone di spaziare su varie tipologie. Le nostre birre sono quindi di scuola tedesca, belga e anglo-americana, con quest’ultima largamente apprezzata dal mercato in questo momento. Si tratta di birre molto luppolate e amare, che si prestano ottimamente, per questioni di conservazione, al confezionamento in lattina».

Dal giugno 2021, infatti, in Birra Gaia è installata una riempitrice per lattine EMMA CF30, acquistata dopo una positiva esperienza con la stessa macchina in servizio conto terzi. «In fase di riempimento è indispensabile togliere tutta l’aria dalla lattina per evitare ossidazioni, soprattutto delle luppolate. Per questo EMMA ha introdotto nelle sue macchine un sistema che, tramite opportuni step di insufflaggio di CO2, preserva il prodotto dall’ossidazione. La macchina è estremamente performante se paragonata alla riempitrice per bottiglie: parliamo di 20-25 pezzi al minuto contro 2», spiega Andrea.

L’agronomo e il veterinario

Agronomo e irriducibile homebrewer col pallino per la craft beer praticamente da sempre, Enrico Dosoli fonda nel 2007, in società col cugino Marco Rubelli (laureato in veterinaria) il Birrificio Menaresta. Da subito i ruoli si delineano: eclettico birraio Enrico e “cantastorie” Marco, appassionato studioso del territorio brianzolo.

Le origini dei due sono tuttavia mantovane, il che spiega l’intervento di succo di uve Lambrusco nelle IGA Odissea e Lambretta, prodotte rispettivamente in acciaio e in legno, in quest’ultimo caso con contaminazione da Brett.

«Quando abbiamo aperto il nostro birrificio, io e Marco volevamo avesse da subito un’impronta chiara: lo stile belga come base, cui nel tempo si sono aggiunte tante altre tipologie, e l’aromatizzazione con materie prime il più possibile italiane – ci racconta Enrico -. Sulla scorta di ciò non abbiamo mai troppo cavalcato le mode, ma semmai cercato di sperimentare, di proporre al mercato prodotti particolari, fortemente riconoscibili. Anche dal punto di vista dimensionale non puntiamo a una crescita esasperata. La nostra produzione si attesta ora su circa 2.000 ettolitri l’anno e abbiamo appena acquistato altri due tank di fermentazione, coi quali puntiamo ad arrivare a 2.500 ettolitri. Ma lì ci fermeremo, anche perché per ora l’idea è di restare in questa sede, sia come birrificio che come taproom, e gli spazi non sono tali da consentire la collocazione di altri impianti».

Nel locale produzione è in funzione dall’estate del 2021 la riempitrice per lattine EMMA CF2, dalla capacità di 600-700 pezzi/ora. Una macchina efficiente ma di piccole dimensioni, che ha trovato spazio nel birrificio Menaresta accanto alla riempitrice per bottiglie. Anche Menaresta, infatti, al pari di Birra Gaia, punta molto sull’alluminio senza voler rinunciare al vetro. «In realtà EMMA ha modificato leggermente un suo modello di macchina per adattarlo perfettamente alle nostre esigenze – spiega Dosoli -. Prima dell’acquisto della CF2 avevamo il 20-25% del prodotto confezionato in bottiglia e il resto in fusto. La lattina ora sta crescendo e andrà a sostituire più della metà del confezionato». I motivi della scelta sono quelli ormai noti: le migliori performance di conservazione di alcune tipologie, la semplicità di stoccaggio e trasporto, la facilità di consumo, le maggiori possibilità di personalizzazione del packaging.

Vuoi continuare a leggere?

Se sei GIA’ abbonato accedi all’area riservata 

Se NON sei abbonato vai alla pagina degli abbonamenti

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

[recaptcha]
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*