Le capitane coraggiose di Birra Impavida

 

Serena Crosina e Raimonda Dushku lavorano insieme e sono amiche da vent’anni. Dallo scorso anno sono anche alla guida di Birra Impavida, un’avventura nata negli Stati Uniti e concretizzatasi in Trentino, ad Arco. Un sogno che si è compiuto a dispetto di un contesto sociale ed economico non facile, ma con tutte le premesse per durare a lungo…

Negli ultimi anni, la notizia dell’apertura di un birrificio artigianale aveva perso il senso della novità. Con oltre 800 impianti in funzione, produrre birra su piccola scala difficilmente supera le pagine della cronaca locale. Ma aprire un birrificio nel 2020, anno che ci ricorderemo tutti a lungo per una pandemia che oltre a fare innumerevoli vittime ha messo in ginocchio un’intera economia e soprattutto quel canale Horeca al quale i piccoli birrifici si rivolgono in via quasi del tutto esclusiva, ha tutto un altro sapore. Un po’ forse quello della follia, di certo quello del coraggio. Già perché investire suppergiù cinque milioni di euro tra acquisto della struttura, dell’impianto Easybrau da venti ettolitri, della cantina di maturazione, della taproom e di tutto quello che serve per partire con idee chiare e volontà, a dir poco, impavida, serve coraggio e un’eccellente dose di passione. «Pensiamo di avere entrambe le cose – commenta oggi Raimonda Dushku, nata a Durazzo ma in Italia dall’età di tredici anni -. Di certo Serena che, vivendo da anni a Boston, si è innamorata insieme al marito della birra artigianale statunitense. E non solo delle birre, ma anche dell’ambiente e dell’atmosfera che si respira nelle taproom dei birrifici americani. La sua passione ha poi coinvolto anche me e così, un bel giorno del 2018, di fronte a una birra nel patio di un birrificio del Massachusetts ci siamo dette “Perché non ci proviamo sul serio?”».

Il legame col territorio

Serena Crosina, che vive stabilmente sulla costa est degli Stati Uniti ma è originaria di Arco, voleva realizzare l’impresa nella sua terra natale. La sua famiglia ha ovviamente i capitali per concretizzare il progetto che comunque resta un azzardo già nel 2018 per via di un mercato sempre più saturo di microbirrifici e di birre non pastorizzate, italiane e non. Le due comunque non si perdono d’animo, coinvolgono per una prima consulenza Francesco Marangoni, titolare di un birrificio sul lago d’Iseo e docente alla Dieffe, scuola di formazione per birrai padovana. Con lui si gettano le basi ma è poi con Matteo Milan, birraio di lungo corso con esperienze di spessore dallo scozzese Brewdog al piemontese Baladin, passando anche per gli emiliani Toccalmatto e Birrificio del Ducato, che la cosa prende piede.

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