Birrificio Opperbacco: terra d’Abruzzo nel cuore e nel mosto

Il team di Opperbacco (Luigi Recchiuti in alto a destra)

Uliveti, vigne, frutteti, ma anche mare, montagna, collina. È ricca di natura, di frutti della terra e di semplicità quella bellissima porzione d’Abruzzo in cui è incastonato il microbirrificio Opperbacco, fondato nel 2009 da Luigi Recchiuti e oggi conosciuto e apprezzato non solo in Italia. Una laurea in Scienze Agrarie, la passione per la birra, i consueti inizi da homebrewer già prima degli anni Duemila e la voglia sempre crescente di cambiare lavoro e di farne una professione. Una professione che partirà a febbraio del 2009.

Passione e caparbietà

«Con la voglia sempre più forte di dedicarmi al mondo della birra – racconta Luigi – prima del 2000 ho fatto domanda per aprire un brewpub ma non è andata a buon fine. Ho quindi pensato di aprire, presso un casolare di proprietà nella campagna di Notaresco, un circolo che offriva la miglior birra belga, che allora andavo a conoscere personalmente con frequenti viaggi in Belgio, e l’anno dopo ne ho avviato una importazione e distribuzione. Nel 2007, seppur avessi continuato a produrre birra a casa con un impianto da 150 litri autocostruito, mi si è rimessa in moto la voglia di aprire un vero birrificio. Una nuova scintilla scoccata soprattutto quando ho incontrato Leonardo di Vincenzo del Birrificio del Borgo, che mi ha dato una mano a realizzare il primo impianto». Oggi il Birrificio Opperbacco, tuttora ubicato in una ex stalla anni 60 di Notaresco riadattata gradualmente e attrezzata per ospitare i processi produttivi, vanta una produzione di 3000 ettolitri all’anno ed è dotato di tecnologie di ultima generazione, che si affiancano al lavoro di ricerca e sperimentazione che Luigi porta avanti quotidianamente. Oltre alla produzione sono presenti anche tap room, showroom e, sopra il casolare, un agripub che offre, oltre alle birre di proprietà, gli immancabili arrosticini e altre specialità locali.

Le tecnologie

«Ho iniziato con un impianto da 1000 litri in questo strano spazio che è sì di 450 mq, ma suddiviso nei tre corridoi tipici delle stalle, che ho sfruttato gradualmente. Dopo due anni infatti ho deciso di passare a un impianto da 2000 litri, che ho disegnato personalmente e proposto a quelli che allora erano i tre principali costruttori italiani: Brewtech, Velo e Spadoni. L’accordo è stato poi trovato con Spadoni, che ha realizzato l’impianto e lo ha anche messo in catalogo. Oggi questi spazi sono stretti per noi, ma sono legato affettivamente a questa struttura, che era di mio padre, e da cui vedo il mare e il Gran Sasso».

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