L’“agricoltura birraria” di Terre di Faul

Una produzione attorno ai 500 ettolitri annui, grazie a un impianto da 800 litri, entrato in funzione nel 2014, anno di inaugurazione del birrificio. La distribuzione in fusti a pub specializzati lungo tutta Italia e, dall’estate di quest’anno, il lancio del formato in lattina da mezzo litro – grazie a una recentissima new entry, arrivata direttamente dalla California, compatta e manuale, per l’imbottigliamento in lattina – con cui si è un po’ messa da parte la produzione in bottiglia, in attesa di un ritorno semmai futuro per stili più impegnativi e da meditazione.

La chiama “agricoltura birraia” Filippo Miele. Da poco compiuti i 35 anni d’età, da quando ne aveva 25 appassionato al mondo brassicolo e quindi formatosi al Cerb di Perugia, è lui il titolare di Terre di Faul. Birrificio artigianale agricolo del Lazio che deve il suo riferimento, Faul, alle iniziali delle quattro città etrusche (Fanum Arbanum Vetulonia Longula) dalla cui unione sarebbe sorta l’attuale città di Viterbo. Sin dal nome, il manifesto di una filiera corta e di un forte legame col territorio. Un birrificio a Viterbo, capace di parlare delle terre di Viterbo.

Un birrificio agricolo, per l’appunto. Dove l’orzo è coltivato in proprio (3 ettari a rotazione su un totale di 15 ettari di terreni di proprietà, già dai tempi del bisnonno, titolare di una distilleria). Orzo che viene poi mandato a maltare al Cobi in Ancona, il Consorzio Italiano di Produttori dell’Orzo e della Birra di cui egli stesso è socio, prima di tornare a Viterbo per esser trasformato in birra in una delle numerose ricette dell’azienda.

Almeno una trentina le diverse etichette, sia in alta che in bassa fermentazione, sperimentate e messe a catalogo dal 2014 sino ad oggi. Mentre quest’anno – leggermente flesse le aspettative che prevedevano i 600 ettolitri di produzione, in conseguenza del fermo di un paio di mesi dovuto all’emergenza sanitaria da Coronavirus – la tendenza programmata era comunque già quella di semplificare. Con l’idea di restare su una proposta di otto referenze per tutto arco dell’anno: in estate quattro birre maggiormente ispirate agli stili di birra americani, e in inverno quattro stili più tedeschi. Per il resto, mai dire mai, si vedrà.

Questo ci spiega nel dettaglio, Filippo Miele, fondatore e titolare di Terre di Faul.

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