Luppolo locale per birre veramente tipiche

Il luppolo è l’anello da rinforzare per chiudere il cerchio di una birra artigianale veramente territoriale. Troppo limitata, si dice, l’offerta italiana di una coltura che, nonostante la recente crescita, non supera gli 80 ettari distribuiti lungo tutto lo stivale. E troppo elevati i problemi di coltivazione per una coltura che richiede ampi spazi anche per gli elevati costi di impianto e di conduzione e che richiede un elevato know how, per la trasformazione ma anche agronomico. Ma il nostro è il Paese dove si è abituati a fare di necessità virtù. E dove i piccoli produttori sanno fare rete, le piccole filiere crescono.

Piccole filiere crescono

Come quella innescata da Michela Nati della Cooperativa Luppoli Italiani di Grattacoppa (Ravenna). Una realtà nata solo 3 anni fa e che quest’anno, grazie al luppolo raccolto sui 4,8 ettari investiti dai 4 soci della cooperativa, ha consentito di attivare il primo progetto di una birra interamente “made in Romagna”. “L’Originale” è infatti la novità presentata dal birrificio Amarcord di Rimini all’ultima edizione del Beer&Food Attraction, lo scorso febbraio. «Pur essendoci costituiti solo nel 2018 – spiega Michela Nati – la nostra realtà nasce dalla solidità di Terremerse, una cooperativa multifiliera con più di 100 anni di esperienza e 5.600 soci, beneficiando degli anni di studi e di prove in campo condotte dai tecnici di questa struttura». Un progetto nato da un’esigenza di differenziazione colturale. Sono bastati tre anni alle 4 aziende che hanno raccolto il testimone da Terremerse (Luppoli italiani è composta da: Soc. agricola Bellavista delle sorelle Nati, dalla società agricola Menta e Rosmarino di Valentina e Michele Plazzi e dalle società individuali di Riccardo Bellosi e Alessandro Tedaldi) per centrare l’obiettivo di sviluppare una produzione affidabile di materie prime per l’industria brassicola (e per l’utilizzo come officinale) nell’ottica di una filiera controllata e tracciabile interamente locale.

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