Cervisia: la filiera è al centro!

Il nostro direttore tecnico Giuseppe Perretti ha intervistato Francesca Borghi, Direttore Generale e Presidente del Consiglio Direttivo di Cervisia – Associazione Nazionale Filiera Brassicola e Agroalimentare – e componente nominato del tavolo tecnico sulla filiera del luppolo presso il MIPAAF, sui temi centrali che riguardano la filiera brassicola e agroalimentare italiana.

Francesca Borghi

In particolare, Francesca, quali sono secondo lei i temi di maggiore interesse per offrire opportunità di sviluppo al settore birrario nazionale?

Grazie innanzitutto per l’opportunità di questa intervista. I temi di maggiore interesse sui quali oggi il mondo brassicolo dovrebbe guardare per avere opportunità di sviluppo sono di due ordini. Il primo riguarda la sua vera e propria identità di settore, soprattutto nel mondo artigianale; il secondo, la sua evoluzione che vorrei definire ragionata nell’ottica di una vera crescita del comparto attraverso la filiera. Mi spiego meglio. Il settore birrario dovrebbe acquisire maggiore consapevolezza e sfruttare il posizionamento che si è conquistato negli ultimi anni attraverso una forte presa sui consumatori. Il comprato artigianale deve definire i suoi spazi e continuare a sperimentare. È necessario inquadrare la figura dell’imprenditore brassicolo artigiano perché da lì poi si andrà a definire meglio lo spazio di manovra e di confronto con l’industria. Abbiamo elaborato una proposta da sottoporre alle nostre istituzioni e avviato un dialogo costruttivo in tal senso. Seconda cosa, l’importanza della filiera. Oggi abbiamo un’occasione unica che va sfruttata a livello nazionale che è il crescente interesse nei confronti delle materie prime e un settore, quello dell’agricoltura, che ci offre degli strumenti incredibili e lo spazio per rivoluzionare la produzione. Vanno pianificati atti e vanno coinvolti più attori possibili, calibrando passo dopo passo lo sviluppo e le strategie da adottare. Solo in questo modo si arriverà a un quadro certo e si potranno comprendere i margini di crescita. Le imprese hanno la necessità di essere coinvolte accorciando il gap che le separa dai consumatori italiani e stranieri.

A mio modesto parere lo sviluppo sostenibile è e sarà sempre più campo in cui trovare valore aggiunto anche per la filiera birraria. Qual è il punto di vista della vostra associazione?

Il tema sostenibilità è sicuramente uno dei temi che va più di moda in questo momento che però non va né strumentalizzato né sottovalutato. Io penso subito alle meravigliose e colorate lattine che oggi caratterizzano il mondo craft e che sono uno straordinario strumento di comunicazione. Ma a ben pensarci, la birra è sempre stata imbottigliata nel vetro e quindi da quel punto di vista forse bisogna fare qualche passo in più. È molto difficile oggi poter dire con chiarezza che chi produce birra lo fa in maniera sostenibile e quindi ecologica perché la produzione di birra è un’attività che di per sé tende a sprecare tantissime materie prime, in particolare acqua. Per ogni gallone di birra prodotta è necessario utilizzare dai sei agli otto galloni di acqua. Sono numeri che un po’ spiazzano se poi pensiamo anche che la tecnologia sui macchinari non ci aiuta, almeno per quanto riguarda le micro-imprese. Certo è possibile invece recuperare le trebbie che essendo ricche di proteine possono essere impiegate per i mangimi, per la produzione di integratori, nutrienti per funghi e fertilizzanti, il tutto nell’ottica della cosiddetta “economia circolare”. Sicuramente impostare tutta la produzione di birra a basso impatto ambientale comporterebbe una cospicua riduzione dei livelli di CO2 emessi con un notevole e gustoso beneficio per l’ambiente, ma i costi oggi sono ancora troppo elevati e, a quanto sembra, i fondi che verranno stanziati saranno ancora troppo pochi per soddisfare le esigenze green. La ricerca di una sostenibilità a 360° dovrebbe essere la strada da percorrere e forse questa strada potrebbe essere capace di garantire prodotti, progetti e processi a basso impatto lungo tutta la filiera produttiva e distributiva. Penso che anche l’educazione a un consumo consapevole e informato di birra possa servire molto al settore. In realtà credo che alla fine quando si parla di sostenibilità sia necessario ricondurre l’attenzione più ai comportamenti e ricordare la definizione che diede già nel 1987 la Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo indetta dalle Nazioni Unite affermando che lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future. Il punto focale è dunque la capacità di trovare il giusto equilibrio che consenta di continuare sulla strada del progresso, ma senza danneggiare irrimediabilmente l’ambiente dal quale la nostra stessa sopravvivenza dipende, anche nel mondo della birra.

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