Ecletticità e ricerca del Birrificio Lariano

Bassa fermentazione, alta fermentazione, luppolate, barricate, chiare, scure, Pils, IPA, Tripel… Non manca nulla nella produzione brassicola del Birrificio Lariano di Sirone (LC), fondato nel 2008 da Emanuele Longo e Fulvio Nessi, e oggi con un preciso e riconosciuto posizionamento nel panorama dei birrifici artigianali italiani. Un percorso di crescita accompagnato anche dalla vincita di numerosi premi a concorsi di settore, da quelli agli annuali “Birra dell’anno” di Unionbirrai al primo premio al Beer Challenge in Belgio nel 2014 niente meno che con un Pils!

Una crescita costante

Oggi in azienda Emanuele Longo è mastro birraio e si occupa principalmente di produzione, mentre Fulvio Nessi è specializzato negli aspetti tecnologici e meccanici, anche se entrambi operano a 360 gradi su tutto il ciclo produttivo, affiancati da altri sei dipendenti, fra cui un enologo e un biotecnologo. «La nostra storia iniziale è comune alla maggior parte dei birrifici italiani – spiega Emanuele Longo –; nasce da una grande passione personale per il mondo della birra artigianale, che ha portato me e Fulvio, già homebrewer, a partecipare ad alcuni concorsi, dove ci siamo conosciuti, frequentati e da dove abbiamo deciso di partire con un progetto. Abbiamo quindi rilevato un impianto pilota da un’azienda e avviato processi veri e propri; un impianto con un litraggio basso, 150 litri, ma un vero impianto. Da lì abbiamo iniziato a testare varie ricette e a realizzare birre in linea con quello che volevamo fare. Ed è partito tutto: abbiamo comprato un impianto da 600 litri e allestito una cantina con 4 tank; ancora poco, anche perché ognuno di noi continuava il suo lavoro e ci dedicavamo al birrificio la sera e nei fine settimana. Un’organizzazione che è durata circa tre anni, poi entrambi abbiamo lasciato il precedente lavoro e abbiamo scelto di dedicarci interamente alla produzione di birra. Abbiamo mantenuto l’impianto da 600 litri fino a giugno 2015, poi ci siamo spostati qui: abbiamo ristrutturato tutto, rifatto il business plan con volumi completamente diversi, con esperienza acquisita, con diverse modifiche all’impianto, aumentando i tank e migliorando la qualità del prodotto finale; fino ad arrivare all’oggi».

Un’impronta eclettica

Una crescita costante dunque, se si pensa che il primo anno il Birrificio Lariano ha prodotto 200 ettolitri e che nel 2019 ne ha superati 4300, producendo birre che coprono tutto lo spettro degli stili e delle tipologie, dalle Pils alle Ipa alle Tripel e così via, senza dimenticare le barricate alla frutta, come la Black Sherry o la Mugnach, barricate rispettivamente con ciliegie e con albicocche. «Facciamo tutto – spiega ancora Longo – e credo che questo voler abbracciare un po’ tutti gli stili abbia contribuito a farci conoscere. Ma non seguiamo gli stili “classici” pedissequamente e a nostro modo siamo sperimentatori, agendo sulla caratterizzazione delle birre ma senza eccessi o azzardi. La nostra ultima natalizia per esempio era una Double che abbiamo personalizzato con un decotto di fichi secchi, uvetta e dattero: niente di stravagante, ma comunque già lontana dai soliti stili».

E aggiunge: «Per quanto riguarda la materia prima utilizziamo prodotti di importazione, che quando possiamo acquistiamo direttamente alla fonte. Di italiano non usiamo nulla. In Italia infatti siamo ancora un po’ indietro in fatto di materie prime, perché la birra non ha fatto parte della nostra cultura ed è tutto ancora in via di sperimentazione. Visti i nostri numeri, al momento preferiamo non correre rischi, dobbiamo mantenere la continuità, che è un elemento fondamentale nonché un’altra nostra caratteristica. Quindi necessitiamo di materie prime sempre uguali».

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