Craft Beer Italy, un curioso mix di tradizione tedesca e innovazione italiana

La seconda edizione di CRAFT BEER ITALY, l’evento B2B con area espositiva e conferenze per i microbirrifici artigianali, ha visto andare in scena un curioso mix di tradizione tedesca e innovazione italiana. Già dai discorsi inaugurali, tenuti il 27 in apertura della prima giornata di mostra e conferenze, si prospettava un evento singolare, che ha deciso di mettere in campo il meglio di due nazioni che oggi possiamo definire “birrarie”, senza fare un torto a nessuna delle due.

A dare il benvenuto ai visitatori dell’evento organizzato da Nürbergmesse Italia, che si è svolto al MiCo Lab di Milano il 27-28 marzo, grandi nomi: il gotha di Doemens e VLB Berlin, unito attorno a due donne, Stefania Calcaterra (CEO di Nürbergmesse Italia) e Andrea Kalrait (responsabile di BrauBeviale e product manager internazionale di Beviale Family) per la Germania, mentre abbiamo ascoltato raccontare l’Italia da Vittorio Ferraris, presidente dell’associazione di categoria Unionbirrai, e Teo Musso, pioniere del movimento birrario artigianale.

Nelle parole dei partner dell’evento, due istituti di formazione – Doemens Academy e l’ente di ricerca e formazione del settore brewery “Versuchs- und Lehranstalt für Brauerei” (VLB) di Berlino – appare chiaro come il miglioramento professionale passi attraverso l’istruzione. Per crescere da un punto di vista professionale, sia individualmente sia come azienda, la chiave resta sempre la formazione, che deve essere continua e non trovare mai un punto di arrivo.

Il discorso della compagine italiana, invece, ha aiutato i partecipanti ad aggiungere il tassello mancante al mosaico presentato dai tedeschi: la storia del movimento italiano, dagli albori ai fatti più recenti, raccontata dalla voce dei suoi attori principali, cioè i microbirrifici artigianali che ogni giorno hanno a che fare con accise, burocrazia poco chiara e altri grattacapi.

A chiarire ancora di più la situazione italiana, dati alla mano, è intervenuta la conferenza di Unionbirrai. In occasione di CRAFT BEER ITALY, infatti, UB ha lanciato ufficialmente OBIArt – Osservatorio Birre Artigianali Italiane, coordinato da Silvio Menghini, ordinario di Scienze e Tecnologie Agrarie dell’ateneo fiorentino. Quest’ultimo insieme a Vittorio Ferraris ha presentato ufficialmente il “Report 2018 Birra Artigianale Filiera Italiana e Mercati”, strumento indispensabile di approfondimento su mercato, consumi, situazione attuale e potenzialità di sviluppo del comparto brassicolo artigianale italiano.

Gli spunti di riflessioni (e le conferme) arrivano da più parti: un punto importante riguarda la crescita dell’occupazione del comparto. In tre anni, dal 2015 al 2017, i lavoratori delle imprese produttrici di birra che impiegano più di 50 addetti sono aumentati del 4%, mentre quelli delle imprese che danno lavoro a un numero di addetti compreso tra 1 e 5 sono cresciuti del 60% (847 al 2017); dato che sale addirittura al 90% per le aziende che occupano tra 6 e 9 addetti (70 al 2017), per un totale di 917 che rappresentano una stima attendibile della quasi totalità dei birrifici artigianali. È la riprova che a trainare la crescita occupazionale in questo settore sono proprio i microbirrifici artigianali.

Un altro dato interessante emerso dalla conferenza e dal lavoro di OBIArt è riferito alla GDO. Dall’indagine appare chiaro che la crescita della vendita del prodotto nella grande distribuzione è dovuta soprattutto alle birre speciali e, in questo ambito alle “craft”, termine con il quale nello studio presentato si intendono insieme le birre crafty e le birre artigianali. Infatti, mentre per le birre industriali l’aumento in valore nei quattro anni si attesta a poco più del 10%, per i prodotti “craft” si registra nello stesso periodo un aumento di oltre il 203% in valore e di addirittura di un + 355% in volume: in termini di valori assoluti le vendite delle birre craft sono passate dai 10,7 milioni di euro del 2014 ai 32,6 milioni del 2017, con un aumento in volume dato dagli 1,6 milioni di litri venduti nel 2014, ai 7,2 milioni commercializzati nel 2017. Questa percentuale, tuttavia, è da attribuirsi in larga misura alle birre di provenienza industriale, le cosiddette crafty, confermando la politica commerciale molto aggressiva dei grandi produttori che, in soli quattro anni sono penetrati in questo segmento, passando da un volume di vendite di poco superiore ai 320 mila euro del 2014 (pari al 3,1% del totale vendite craft nella GDO), ai circa 15 milioni di euro del 2017.

CRAFT BEER ITALY 2019 ha ospitato anche sia la prima edizione del concorso per etichette di birra artigianale Best Craft Beer Label sia la finale del Campionato Italiano Beer Sommeliers Doemens. Il concorso Best Craft Beer Label, promosso da NürnbergMesse Italia Srl e sponsorizzato da TIC TAC STAMPA, ha premiato le tre migliori etichette di birra artigianale per bellezza, eco-sostenibilità, ricchezza di informazioni e chiarezza per il consumatore. Sono saliti sul podio la Vetra Pils del Birrificio Vetra (1° classificato), Tangie di Ritual Lab (2° classificato) e al terzo posto a pari merito la Tiramisù e la Barrel #2 del Birrificio Lambrate. Il premio della giuria popolare #LabelBeer è invece andato alla beer firm salentina Skipa Bread Beer con l’etichetta L’OriginaleIl Campionato Italiano dei Beer Sommelier Doemens ha visto poi la vittoria di Giovanna Merloni, birraia marchigiana di IBEER, che ha battuto gli altri cinque candidati nella presentazione di una birra “a sopresa” davanti alla giuria. Oltre a vincere il titolo di Campionessa Italiana, Giovanna rappresenterà l’Italia al Campionato Mondiale dei Beer Sommelier Doemens. Al secondo posto un’altra donna, Ingrid Facchinelli di Bolzano, mentre il terzo posto è invece andato a Daniele Vivian, agente di Birra Ingross.

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