La birra “del Forte”

Bianche pure d’estate, le Alpi Apuane si ergono sulla costa toscana come fossero coperte di neve. Il loro è invece un candore che viene dall’interno, da quel pregiato marmo luminoso noto fin dall’antichità, quando i blocchi estratti dai monti erano caricati a mano sulle imbarcazioni arenate sulla spiaggia facendoli scivolare dagli alti pendii fino alla battigia servendosi al massimo di buoi, leve e rulli. Solo una volta assicurato il carico le barche venivano spinte in acqua. La svolta “tecnologica” arriva a cavallo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, quando un pontile viene dotato di una gru e si erige un robusto edificio a sua difesa. Nasce così Forte dei Marmi che durante la Seconda guerra mondiale subisce attacchi aerei e bombardamenti. Il pontile ne esce distrutto ma successivamente ricostruito. Nel frattempo il movimento dei marmi si sposta su altri punti d’attracco per navi di stazza ben superiore e la struttura cambia destinazione diventando attrazione turistica. Il fortino che ha sempre trasmesso una sensazione di energia si trasforma in simbolo della cittadina e proprio ad esso s’ispira il vicino Birrificio del Forte, a Pietrasanta, in provincia di Lucca.

Attrazione giovanile

Ma oltre al nome bisogna riconoscere ai fondatori dell’impresa artigianale la scelta azzeccata del marchio, con la rappresentazione di un bagnino in costume intero a righe orizzontali, come si usava nei primi anni del Novecento, con il nome, Forte, che gioca sul duplice significato della località e dell’aggettivo che sta per simpatico, ganzo, sul quale è stata costruita la linea grafica. A raccontarci tutto ciò è Francesco Mancini, 42 anni, che incontriamo nella sede della sua azienda avviata nel 2011: “Fin da ragazzo sono stato attratto dalla birra – afferma – mi incuriosivano le etichette nuove che arrivavano dall’estero, meglio conosciute come birre d’importazione, come le belghe in generale e le trappiste in particolare. Cercavo tutte le informazioni possibili. Poi, quando ho cominciato ad avere le idee più chiare, ho pensato di produrle in casa. Tuttavia i kit in vendita non mi convincevano. Miravo a produrre una birra vera, non a base di polverine. Da qui il passo obbligato verso l’acquisto delle materie prime necessarie e di un gran pentolone con i quali ho iniziato l’avventura”.

Ricette e autorizzazioni

Acquisendo esperienza riconosciuta da chi frequentava Mancini è stato per tre anni consigliere di Unionbirrai per la quale ha organizzato il concorso che l’associazione indice ogni anno per individuare le birre artigianali migliori nelle varie categorie e che oggi è riconosciuto come la manifestazione più autorevole di questo genere a livello nazionale. “In quei tre anni ho avuto l’opportunità di conoscere la realtà produttiva, ha messo a confronto le esperienze artigianali con le quali venivo a contatto e ho iniziato a viaggiare per saperne sempre di più. Finché mi sono detto che i tempi erano maturi per partire con una mia produzione. Avevo già testato molte ricette senza però fermarmi alle sole problematiche di produzione. L’interesse mio e di chi mi affiancava si era spostato sulla gestione di un’impresa, per la quale era anche necessario munirsi di tutte le autorizzazioni richieste da vari enti pubblici”.

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