La birra che sgorga dalla Val di Susa

Soralamà è specializzata nella fornitura di birre crude alla spina e nella produzione di birre per grandi clienti a marchio proprio, garantendo disponibilità e uniformità della birra nel tempo

Soralamà è una giovane ditta piemontese specializzata nelle birre crude. Nasce nel 2004 in provincia di Torino e si dedica, grazie al fiuto imprenditoriale di Davide Zingarelli, alla produzione artigianale di birra. Grazie alla purezza dell’acqua di montagna della Val di Susa e all’impiego di materie prime selezionate, l’azienda sta vivendo un interessante momento di sviluppo. Intervistando il titolare, l’ing. Davide Zingarelli focalizzeremo l’attenzione sui punti chiave societari. «Soralamà nacque con l’obiettivo di creare birra di alta qualità. Questa mission è stata favorita dalla vicinanza con la sorgente San Michele, che rappresenta per noi oggi un’occasione in più per valorizzare la valle che ci ospita. Stiamo conquistando apprezzamenti, successi e premi importanti puntando semplicemente su qualità di prodotto e servizi accurati per i clienti.

Avete scelto nomi curiosi e quasi “onomatopeici” per battezzare le vostre birre. Quale è il motivo?

La passione per i fumetti è stata la scintilla che ha acceso questa curiosa idea. Al momento produciamo otto tipologie di birra. “Splash”, la nostra blanche di ispirazione belga (4,5% vol), pesa il 20% sul totale delle vendite aziendali. “Slurp” è una lager caratterizzata da luppolo (4,5% vol.). È la birra più “alto vendente” (40% degli ordini totali). “Glu Glu” è il nome che identifica la ale di ispirazione belga prodotta con molti cereali. Ha 5,6% vol e si traduce nel 12% del totale fatturato. “Wow” è un’ambrata caratterizzata da spezie rosse (5.8% vol) e soddisfa il 15% delle vendite. “Oooh” è la nostra ale ambrata di ispirazione inglese (8,1% vol) – questa referenza rappresenta il 6% del totale imbottigliato. A completamento di gamma troviamo tre prodotti di nicchia (ognuno dei quali pesa circa il 2% del venduto complessivo). Stiamo parlando di “Mmm”, una stout di ispirazione irlandese (4,5% vol.), di “Gulp”, fermentata con mele locali (4,2%), e di “Hurra”, una birra di marroni locali (6% vol).

Come dipingete il quadro competitivo nazionale? Come si è armata Soralamà per affrontare il mercato?

Siamo presenti sia in GDO sia nell’horeca, strizzando l’occhio all’e-commerce: per avere una gamma completa distinguiamo i prodotti, ben consci che le fasce di prezzo sono allineate con la media dei birrifici artigianali. Il settore della birra è piuttosto complicato ma lo rileggiamo in una chiave meno competitiva: pensiamo infatti che non ci siano concorrenti bensì collaboratori che facciano crescere la cultura della birra artigianale in Italia. Sul mercato nazionale siamo presenti grazie a una rete di agenti molto qualificati. Per ampliare la clientela stiamo inoltre cercando di potenziare l’export. Abbiamo infatti partecipato ad alcune fiere internazionali (una delle ultime in Spagna) ma, al momento, questo strumento non è risultato decisivo per proporsi fuori dai confini nazionali. Restiamo comunque sempre con gli occhi aperti e continuiamo a scrutare il mercato con attenzione. Inoltre, abbiamo deciso di dedicarci anche alla produzione di birra conto terzi che ora rappresenta circa una percentuale del 20- 25% di quanto produciamo.

E per quanto concerne l’imbottigliamento?

In primo luogo segnaliamo che, tra produzione e funzione commerciale, sono stabilmente impiegate otto persone. Siamo dotati di un impianto di produzione Simatec corredato da un’imbottigliatrice Gai che arriva a 1000 bottiglie/ora. Queste apparecchiature sono state acquistate in occasione dell’apertura del birrificio, vale a dire nel 2004. Al momento non abbiamo intenzione di investire su altri macchinari in quanto la domanda è soddisfatta coi numeri che siamo in grado di garantire. Produciamo mediamente fra i 60 e gli 80 ettolitri alla settimana. Il successo ricevuto dalle nostre birre è frutto di tanto e duro lavoro pertanto la soddisfazione è davvero enorme.

Quali sono i limiti che una realtà di piccole dimensioni deve affrontare, nella produzione di birra di qualità?

Sicuramente i primi ostacoli che dobbiamo aggirare sono gli elevati costi di produzione, il mantenimento costante della qualità, i lunghi tempi di maturazione dei prodotti e la delicata organizzazione per la distribuzione.

Quindi come credete che si possa fare, a livello tecnico, il “salto di qualità”?

La passione e la competenza risiedono alla base di un team affiatato. Inoltre, la figura del mastro birraio è fondamentale per il successo di un’azienda che opera nel nostro settore.

Ripartendo dal 2004, a distanza di circa 10 anni dall’apertura, cambiereste qualcosa o fareste delle scelte imprenditoriali differenti?

Visti i risultati siamo orgogliosi e soddisfatti del percorso intrapreso.

 

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