Quelle ambiziose “2 Sorelle”

Sono le etichette prodotte da Federica ed Elisa Toso che, alla tradizionale produzione vinicola di famiglia, hanno voluto aggiungere le birre artigianali utilizzando il malto ottenuto dall’orzo coltivato dalla loro azienda agricola La Dinda di Santo Stefano Belbo.

DSC_2167La crescita frenetica della birra artigianale italiana passa anche per una declinazione al femminile testimoniata da Federica ed Elisa Toso, eredi di una famiglia impegnata con successo nel vino tra la moltitudine di colline che si susseguono a perdita d’occhio intorno a Canelli e Santo Stefano Belbo, la località, quest’ultima, dove sorge il birrificio 2 Sorelle. Avviata l’attività all’inizio del 2014, le due giovani donne hanno già raccolto una meritata fama tra intenditori e appassionati. Tre per ora le birre, tutte ad alta fermentazione e non pastorizzate, ispirate alle specialità belghe e all’area centro europea, prodotte dalle Toso che, dopo un’attenta analisi dei costi e dei traguardi da raggiungere, hanno installato un’importante e ben disposta sala cottura prodotta dalla I.F.ind (Italian Food industry di Breda di Piave; TV), alla quale si accede salendo su un soppalco dal quale par d’essere sulla tolda di una nave.

Acciaio lucente

Guardando l’impianto d’acciaio tirato a lucido si ha a sinistra il tino di ammostamento dove, attraverso una tubazione, s’inserisce mescolandolo con acqua il malto macinato dal molino situato al piano superiore dell’edificio. Riscaldando progressivamente la miscela, dai 40 agli 80°C circa, si estraggono qui gli zuccheri dal malto d’orzo facendo agire degli enzimi. Al centro della sala cottura si trova il tino di bollitura e a destra quello di filtrazione. In realtà il mosto, prima di trasferirsi al tino di bollitura passa attraverso il tino di filtrazione posizionato lateralmente per facilitare l’estrazione delle trebbie (i residui di lavorazione del malto) grazie a un falso fondo forato che le trattiene mentre la parte liquida del mosto concentrato prosegue il suo itinerario.

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