Cantina di Casorzo: non solo Malvasia di Casorzo DOC

Sulle colline del Monferrato, tra Grana Monferrato e Casorzo vive una curiosa pianta monumentale, un bialbero, formato da un ciliegio cresciuto sulla cima di un gelso. La fioritura di questo albero epifita in primavera è per i viticoltori del luogo un momento di festa e di buon auspicio per la vendemmia che verrà. Una festa che sfuma in tradizioni ataviche care al mondo rurale, ma che per gli agricoltori di Casorzo ha un’assonanza particolare. Qui si produce la Malvasia di Casorzo Doc, uno dei primi vini a ottenere la Denominazione in Italia, che riscuote oggi grande interesse Oltreoceano e nel lontano Oriente. Una piccola perla della nostra produzione enoica di cui si fa portavoce principalmente la Cantina di Casorzo.

Storica realtà del Monferrato, oggi questa cooperativa ha un’anima giovane e voglia di conquistare nuovi mercati offrendo una selezione di vini piemontesi di qualità tra cui, oltre alla Malvasia di Casorzo DOC, la Barbera nelle sue declinazioni “D’Asti DOCG” e “Del Monferrato DOCG”, Grignolino D’Asti DOC.

La verve innovativa ha portato la cantina negli anni a proporre un’offerta sempre più diversificata e in tema di Grignolino a proporre uno Spumante accolto con favore dal mercato.

Raccontano la Cantina di Casorzo il Presidente Michele Barbano e il Direttore Alessio Villata.

Presidente Barbano, la Cantina ha oltre 70 anni di storia alle spalle. Parliamo degli esordi?

«Siamo negli Anni ’50 quelli della fuga dalle campagne per trovare un posto sicuro nelle industrie in città. Un gruppo di agricoltori, in controtendenza rispetto a questo fenomeno, decide di continuare il lavoro in vigna unendo le forze per essere più competitivi sui mercati. Nel ’54 si festeggia nella neonata Cantina di Casorzo la prima vendemmia. L’azienda cresce e con essa l’idea di valorizzare un vitigno di atavica presenza nelle nostre terre: la Malvasia. C’è chi dice che l’abbiano portata i bizantini, altri rimandano l’arrivo alla seconda crociata, fatto sta che probabilmente dalla Grecia questa pianta sia giunta in Piemonte in tempi lontani e che da allora venga coltivata nelle nostre terre dove ha trovato una felice espressione anche grazie ai suoli argillosi delle nostre colline. Con il DL del 12 luglio 1963 viene istituita la denominazione di origine controllata e la Malvasia di Casorzo è tra i primi vini in Italia, nel 1968, a conseguirla divenendo così un prodotto sempre più iconico per la nostra cantina».

Direttore Villata, quali sono le caratteristiche di questo vino?

«La Malvasia di Casorzo si distingue per i suoi aromi particolari fruttati e floreali tutti di grande finezza: rosa, pesca, albicocca, lampone, ma anche miele. Aromi che sono di origine primaria, derivano cioè dall’uva. È un vino di colore rosso rubino più o meno intenso in base alle tipologie, che deve la sua morbidezza all’acidità moderata e al basso contenuto di sostanze tanniche, vino che noi produciamo nella versione classica, spumante e passito. C’è poi un’ulteriore tipologia dolce costituita da una selezione di uve malvasia».

«Riceviamo richieste importanti soprattutto dal mercato nordamericano dove questo vino è particolarmente apprezzato, ma siamo sempre più presenti anche in Estremo Oriente – Corea e Giappone – e nel Nord Europa, quindi Olanda, Germania, Francia. Tra gli obiettivi futuri di Cantina di Casorzo c’è l’ulteriore sviluppo dei mercati esteri e il consolidamento del mercato nazionale nel quale operiamo sia attraverso il nostro punto vendita aziendale sia attraverso vendita diretta con i nostri automezzi principalmente in Piemonte e nelle regioni del Nord Italia. Far conoscere la Malvasia di Casorzo DOC anche al consumatore del Centro e Sud Italia potrebbe rappresentare un’interessante integrazione di questo business».

Il conseguimento della DOC è stato un importante passaggio nella storia della vostra cooperativa…

«… anche a seguito del quale, il business è gradualmente cresciuto. Forti di una nuova generazione di viticoltori pronti a raccogliere la sfida, siamo riusciti a traghettare la cantina verso una nuova dimensione produttiva e commerciale capace di affrontare mercati sempre più dinamici e competitivi. Ci sono stati degli investimenti importanti sia in campo, con l’impianto di nuovi vigneti, sia in cantina, con l’ammodernamento delle tecnologie che oggi sono allo stato dell’arte in un’ottica di industria 4.0. Con l’inserimento di una performante linea di imbottigliamento abbiamo gradualmente ridotto la vendita di sfuso per puntare sulla bottiglia. Bottiglia che ci ha permesso di esprimere appieno la nostra idea di attualizzare l’identità della Cantina di Casorzo, una realtà cooperativa giovane nella compagine sociale, dinamica, orientata a produrre sempre più vini di qualità ma anche con un interessante contenuto innovativo».

Un esempio in tal senso?

«Gringo è il nostro spumante rosato nato da uve di Grignolino in purezza. Un metodo charmat che con il suo perlage sottile e delicato, la sua freschezza con note di frutti di bosco e fragranze floreali ha saputo conquistare il consumatore. In pochi mesi abbiamo esaurito la produzione a conferma del successo di questo nostro prodotto che ha preso vita da quel substrato fertile che è la nostra significativa esperienza nella produzione di vini frizzanti, oltreché dolci e aromatici».

Presidente Barbano, state puntando molto sulle bollicine …

«È un mercato in continuo sviluppo che non sembra essere toccato dall’altalenante sofferenza dei mercati. Sull’onda del successo creata con Gringo sono nati altri vini come lo Svitato Dry ottenuto da uve di Viognier in purezza – vitigno solitamente utilizzato per la produzione di vini fermi o frizzanti – uno spumante metodo Charmat che si presenta con un colore giallo paglierino ornato di riflessi verdolini e che si distingue per il suo perlage fine e persistente, e per le piacevoli sensazioni all’olfatto di agrumi e frutti esotici».

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