Ca’ di Rajo: difendiamo le antiche radici della nostra viticoltura

Valorizzare i vitigni autoctoni della provincia di Treviso e tutelare la Bellussera, l’antico metodo di allevamento della vite incentrato su un sistema a raggi messo a punto alla fine dell’800 dai fratelli Antonio e Girolamo Bellussi, di Tezze di Piave (TV), per adattare la viticoltura alle esigenze dell’epoca: è questo l’impegno dell’azienda Ca’ di Rajo di San Polo di Piave (TV), guidata dalla famiglia Cecchetto, ex mezzadri di Giol (VI) divenuti, nel tempo, proprietari di questa realtà, che oggi esporta i suoi vini e spumanti in circa 50 Paesi del mondo, dagli Usa alla Tailandia, dall’Estonia alla Malesia. La volontà di non sradicare viti di oltre 70 anni – nonostante l’impossibilità di meccanizzarne le operazioni di potatura e vendemmia – è portata avanti con tenacia dall’ottantasettenne Marino Cecchetto, fondatore della Cantina, e dai nipoti Simone, Alessio e Fabio, decisi a combattere la stessa battaglia del nonno in difesa di un metodo di allevamento – esempio unico di architettura del paesaggio – sviluppatosi principalmente in Veneto e tipico di quest’area di risorgiva, che si snoda lungo le terre del fiume Piave. Circondata da 90 ettari di vigneti, Ca’ di Rajo vanta, nelle vicinanze, una chiesa del XV secolo e un’antica torre del X secolo, entrambe visitabili tramite wine tour per turisti ed enoappassionati sempre finalizzati anche alla divulgazione e alla scoperta della Bellussera, oggi in via di estinzione a causa dei suoi alti costi di mantenimento.

Vendemmia e potatura a 3 metri da terra

Conservare la Bellussera non è semplice, confermano i titolari di Ca’ di Rajo. «Questa viticoltura si può condurre esclusivamente a mano: la vendemmia si compie a circa 3 metri da terra, sotto le viti disposte a raggiera, e lo stesso vale per la potatura. Le operazioni di raccolta delle uve si svolgono grazie a un rimorchio e a un pianale che consentono di raggiungere l’altezza necessaria». La Bellussera, infatti, prevede un sesto di impianto ampio, dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggi; ogni palo sostiene 4 viti, alzate circa 2.50 metri da terra, da ciascuna delle quali si formano cordoni permanenti che vengono fatti sviluppare inclinati verso l’alto e in diagonale rispetto all’interfilare. Nei suoi 15 ettari a Bellussera, Ca’ di Rajo coltiva le varietà Raboso, Glera, Chardonnay, Pinot Bianco, Sauvignon, Verduzzo e Merlot, alle quali si aggiungono il Manzoni Rosa – autoctono ormai raro, frutto di un incrocio tra Traminer e Trebbiano da cui la cantina di San Polo di Piave produce uno spumante Extra Dry Millesimato – e la Marzemina Bianca – dal quale nasce l’omonimo spumante Brut. Se le Bellussere rappresentano una tradizione dalle radici antiche, lo stesso Manzoni Rosa racchiude in sé un altro pezzo di storia della viticoltura, dal momento che tale varietà nacque grazie alle sperimentazioni del professor Luigi Manzoni, genetista che tentò un miglioramento genetico della vite contro le epidemie devastatrici che colpirono i vigneti negli ultimi anni dell’Ottocento.

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