Distilleria Giovi: dalla fornace all’alambicco

Gli incontri fortuiti e fortunati, la grande passione e la tenacia di un giovane uomo, l’amore, l’ambientazione in una terra “estrema”. Ci sono praticamente tutti gli ingredienti per un romanzo di successo nella storia della Distilleria Giovi di Valdina (ME), tra le prime a distinguersi in Sicilia per la produzione di grappa. Un distillato che si associa più facilmente a regioni del Nord, o tutt’al più del Centro, che non al profondo Sud del nostro Paese. Ma questo è solo uno dei tratti di originalità che contraddistinguono la distilleria artigianale messinese, di cui abbiamo scoperto la storia attraverso il racconto di Mariella Torre, moglie del fondatore, Giovanni La Fauci.

Una passione scoperta in giovane età

Sin da ragazzino, Giovanni aveva due grandi passioni: la distillazione, cui si dedicava quasi per gioco nel laboratorio del nonno, e l’Etna. «La famiglia La Fauci era famosa in Sicilia per la sua produzione di mattoni. E dunque la Distilleria Giovi, fondata da mio marito nel 1987, non poteva che nascere all’interno di una fornace. Giovanni la adattò alla nuova destinazione produttiva e, con l’aiuto di un meccanico e di un ingegnere, realizzò e mise in funzione gli alambicchi. Pian piano, negli anni a seguire, la fama di Giovanni come punto di riferimento per la distillazione in Trinacria crebbe, fino a farlo diventare lo stimato ed esperto mastro distillatore che è oggi», racconta Mariella Torre. Le acqueviti di frutta (“Cominciando per pura vocazione con soli 48 kg di mele”, si legge sul sito dell’azienda) e la grappa furono i primi distillati prodotti. Distillati che tutt’ora sono protagonisti del portafoglio di Giovi Distillerie, ma ai quali se ne sono affiancati altri: la vodka, il London Dry Gin, il rhum. Tutti vengono commercializzati in Italia, ma prendono anche la via dell’estero, sia in Europa (con Svizzera, Germania e Svezia in testa alla classifica dei mercati di destinazione) che al di fuori, soprattutto Giappone.

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