Distilleria Schiavo: personalità e artigianalità

A Costabissara in provincia di Vicenza la Distilleria Schiavo è una delle aziende storiche d’Italia. Dal 1887 le cinque generazioni che si sono succedute alla guida dell’azienda hanno tramandato un sapere, frutto del lavoro quotidiano tra gli alambicchi, mai venuto meno e sempre condotto con l’obiettivo di produrre distillati che appagassero gusto e olfatto. L’azienda ha mantenuto la sua impostazione artigianale nonostante l’opportunità di industrializzare i processi produttivi negli Anni’60. Una scelta lungimirante che ha permesso a questa distilleria vicentina di conquistare una propria nicchia di mercato, una clientela che ricerca distillati di qualità, autentici e per certi versi innovativi. La Distilleria Schiavo propone per scelta pochi distillati, 6 in tutto, 5 grappe giovani e una invecchiata. Nel mondo del mixology, da diversi anni, l’azienda vicentina ha introdotto una proposta rivoluzionaria, Gagliardo Bitter, una linea di 4 amari a basso contenuto zuccherino, realizzati con materie prime selezionate.

Qualità e artigianalità

«Ufficialmente l’attività di famiglia – racconta Marco Schiavo, responsabile commerciale della Distilleria – prende il via nel 1887 quando Guido Schiavo inizia a produrre distillati nell’opificio di Costabissara. Ma la passione della distillazione risale al XVII secolo quando Domenico Schiavo, mediatore di terreni, decide di girare per le proprietà con il suo alambicco mobile improvvisandosi distillatore a domicilio. Guido lascia parte del distillato ai fornitori di vinacce e vende il resto a foresterie, locande, distillerie… Un’attività che il figlio Giuseppe accoglie con passione; Giuseppe costruisce il primo impianto di distillazione fisso nel sottoportico di casa. Guido, figlio di Giuseppe, è uomo molto intraprendente: fonda l’azienda nel 1887, migliora i processi produttivi, introduce la meccanizzazione, fa pubblicità dei suoi prodotti. Decide di utilizzare vinacce fresche: rendono di più e conferiscono alla sua grappa profumi e sapori inediti. Porta da 2 a 6 le caldaie, utilizza il vapore diretto sfruttando una motrice di treno, eliminando così i difetti del fuoco diretto sulle caldaie. La grande novità per l’epoca è poi la colonna di rame a piatti chiusi, una Zambenedetti per la separazione e la concentrazione di acqua-alcool. Dopo la Grande Guerra, si riparte a piccoli passi. Con l’esuberanza degli anni Sessanta e della “nuova Italia” anche la Distilleria Schiavo riparte con slancio. Giuseppe, figlio di Guido, entra in azienda portando una ventata di rinnovamento: si restaura l’impianto di distillazione e si effettuano modifiche per aumentare e migliorare l’estrazione olfattiva e gustativa a scapito della quantità. Si punta a un prodotto ricercato, di qualità, presentandolo attraverso un packaging esclusivo, immediato, d’impatto».

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