Monini, in equilibrio costante tra tradizione e innovazione

Era il 1920 quando Zefferino Monini, sesto di otto figli di una famiglia contadina, dopo una gavetta da garzone e un’esperienza nella gestione di una cucina militare durante la Grande Guerra, avvia a Spoleto (PG) una piccola impresa di vendita e distribuzione di oli e salumi. Dieci anni dopo, nel 1930, vede la luce la Zefferino Monini Olio di Oliva, un’avventura imprenditoriale destinata a rimanere nell’albo delle aziende alimentari di successo italiane. Nonostante in quel periodo il consumo di extravergine sia limitato a una fascia privilegiata della popolazione, l’espansione della società è rapida e Monini inizia a commercializzare il prodotto fuori dall’Umbria, scrivendo una pagina importante della storia del mercato dell’olio nel Belpaese. All’intuito commerciale, Zefferino affianca l’ossessione per la qualità, in un’epoca in cui gli accertamenti non esistono e l’adulterazione è una sorta di consuetudine: si occupa in prima persona del controllo e della vendita e, dopo la battuta d’arresto degli anni bui della guerra, fa sì che la marcia dell’olio riprenda il suo corso lungo la Penisola, anche grazie all’introduzione, accanto alle tradizionali damigiane, delle prime bottiglie di vetro, destinate a cambiare il sistema di commercializzazione in essere.

Una gestione più manageriale

Il boom economico vede l’ingresso in azienda della seconda generazione: i figli Nello, Giuseppe e Paolo portano nuova linfa all’impresa, conducendola verso una gestione più manageriale. Giuseppe affianca il padre nel reperimento della materia prima e Nello, trasferitosi a Roma, inaugura un deposito per soddisfare al meglio l’importante mercato laziale; Paolo, invece, sviluppa una sempre più rilevante presenza a carattere interregionale, tanto da far meritare all’azienda, nel 1966, il prestigioso premio di qualità Mercurio d’oro, assegnato alle imprese in seguito a una valutazione che tiene conto della correttezza commerciale, dello spirito imprenditoriale e della serietà professionale. È il 1973 quando viene coniato il celebre slogan “Monini: una spremuta di olive”, che ancora oggi, ai più, suona familiare; all’inizio degli anni 80, in concomitanza con l’evoluzione della GDO, la società, con 60 dipendenti e un fatturato che in quel momento tocca i 60 miliardi di lire, assume un assetto societario più adeguato, passando da sas a SpA. Pochi anni dopo, nel 1988, la Findim – holding di partecipazione della famiglia Fossati, che controlla la Star – acquista il 35% delle azioni della Monini, dando vita a un’alleanza destinata a durare per molti anni e ad apportare all’azienda nuovi stimoli e cultura manageriale.

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