I vini di Marta Valpiani che si rifanno al linguaggio dei fiori

“I nostri vini sono la lettura territoriale e annuale del luogo in cui viviamo”. Ne è certa Elisa Mazzavillani, che 38 anni fa è nata qui, in provincia di Forlì Cesena, a Castrocaro Terme. Qui dove nel 2009 è tornata per prendere in mano le redini dell’azienda vinicola fondata da sua madre nel 1999, che da lei prende il nome, Marta Valpiani. E insieme, hanno così dato vita a una realtà da 25-30.000 bottiglie l’anno. Un catalogo di tre vini rossi e due vini bianchi, di vitigni autoctoni come Sangiovese e Albana. Cinque bottiglie che, da qualche anno, sono vestite da eleganti etichette con disegni ripresi da vecchi volumi di botanica del 1500 e significati che, tramite il linguaggio dei fiori, parlano di semplicità e perseveranza. Con la tempra che viene definita tipica delle donne romagnole, Elisa Mazzavillani racconta così la sua azienda…

Gli esordi

«Mio nonno ha sempre prodotto vino che veniva venduto sfuso qui nelle osterie del paese dagli anni Sessanta – esordisce Elisa Mazzavillani –. Quando per mio padre è stato tempo di approssimarsi all’età della pensione, si è messo alla ricerca di altri terreni a cui dedicarsi e così i miei genitori hanno acquistato due ettari di vigneti a Bagnolo. Purtroppo, mio padre è venuto a mancare da lì a pochi anni. E quello che per lui avrebbe dovuto essere solo un hobby è diventato un vero e proprio lavoro per mia madre che ha lasciato l’officina metalmeccanica che i miei genitori gestivano insieme a Ravenna e si è trasferita qui con mio fratello Massimo, che ai tempi aveva cinque anni e oggi, a 22 anni, è il “trattorista di casa”. Mia mamma ha quindi acquistato altri ettari di terreni vitati qui in località Bagnolo e ha iniziato l’attività di produzione vitivinicola con una cantina a cui ha dato il suo nome, Marta Valpiani. È stata “brandizzata”, come le diciamo sempre io e mio fratello ridendo». «Era il 1999, poi sono arrivata a dare una mano anch’io – continua Elisa –nel 2009. Inizialmente, sono venuta qui solo con l’idea di dare una mano nell’attività a cui i miei tenevano molto… e invece sono stata rapita da questa alchimia. Sì, perché è una vera e propria alchimia quella con cui un elemento solido come l’uva si trasforma in un elemento liquido come il vino, cambiando colore, consistenza, profumi. Anche per questo, oggi, non riesco a lavorare a compartimenti stagni e mi occupo di tutto, dalla campagna alla cantina. Non è solo questione di sapere delegare, è proprio dovuto al fatto che se non si segue ogni passaggio, non funziona, o comunque non funziona come deve, come vorrei. Così abbiamo convertito la coltivazione, prima in biologico e ora in biodinamico. E prima, avevamo solo un rosso, un Sangiovese, mentre ora abbiamo anche un bianco, un Albana di Romagna. Queste sono terre dall’anima ‘bianchista’, almeno fino agli anni Settanta se ne coltivavano attorno ai 10.000 ettari, ma poi questi vitigni sono stati quasi tutti espiantati. È un vino bianco che a me personalmente piace molto: quel suo colore giallo oro, quel suo gusto intenso e gli aromi che lo caratterizzano».

La vigna e la cantina

«In totale, esclusi i boschi – spiega Elisa – attualmente abbiamo 20 ettari di terreni coltivati con cui produciamo anche farine e olio da olivi centenari, con erba medica a rotazione, cui si aggiungono 14 ettari impiantati a vigneto. Nel tempo abbiamo diversificato: inizialmente avevamo solamente terreni nella parte nord della collina, poi abbiamo acquisito anche terreni nella parte sud.

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