Iran: l’extravergine è la prima voce dell’export agroalimentare

Le esportazioni italiane in Iran, dalla meccanica all’agroalimentare, nell’ultimo decennio, sono praticamente dimezzate rispetto all’introduzione delle sanzioni nel 2006 mirate a disincentivare il programma nucleare della repubblica Islamica. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che nel 2015 l’export del made in Italy in Iran è stato pari a circa 1,2 miliardi con una significativa inversione di tendenza rispetto all’anno precedente (+6%) sulla base delle proiezioni su dati Istat relativi ai primi dieci mesi. A sei mesi dallo storico accordo di Vienna sul programma nucleare iraniano l’arrivo in Italia del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani getta le basi per far ritornare l’export sui livelli precedenti le sanzioni. Aspettative ci sono non solo per meccanica, chimica, elettronica, elettrotecnica tessile, mobile e oreficeria ma anche per l’agroalimentare.

Con la fine delle sanzioni le esportazioni di Made in Italy agroalimentare in Iran dovrebbero raddoppiare nell’arco dei prossimi 3 anni per raggiungere i 40 milioni di euro nel 2018, secondo una analisi Coldiretti, sulla base delle stime Nomisma. L’80% dell’export agroalimentare italiano in Iran – riferisce la Coldiretti – è costituito da prodotti trasformati, mentre il restante 20% da prodotti agricoli.

shutterstock_88214842Nel dettaglio – spiega la Coldiretti – l’olio di oliva rappresenta la principale voce dell’agroalimentare made in Italy sul mercato iraniano, con un peso sul totale dell’export di settore del 15%. Altri prodotti italiani acquistati sono i mangimi (13%), i semi di ortaggi (12%), altri tipi di oli vegetali (10%), dolci (6%), aceti (4%) mentre ad ora è marginale è il ruolo della dell’export di pasta che vale poco più di 100.000 euro di cui però l’Italia detiene una posizione di leadership.

L’eliminazione delle sanzioni porterà a un miglioramento della congiuntura economica iraniana che incide direttamente sui consumi alimentari dove è facile prevedere per i prossimi anni una crescita delle vendite di beni alimentari d’importazione. Una aspettativa giustificata – conclude la Coldiretti – dal crescente appeal che gli stili occidentali suscitano nei consumatori iraniani soprattutto tra la classe media e i giovani e anche dalla prossima apertura di nuovi ipermercati di stampo occidentale sul territorio iraniano.

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