Monini, un modello responsabile

All’avanguardia per strutture, tecnologia e controllo qualità, Monini è tra le aziende leader nel comparto dell’olio extra vergine d’oliva in Italia e nel mondo; un successo frutto di una secolare tradizione di famiglia da sempre improntata sulla ricerca della qualità e dell’eccellenza.

aperturaQuella di Monini è una storia di qualità e di passione tutta italiana che si tramanda di generazione in generazione fin dal 1920, anno di fondazione. A quasi cent’anni dalla sua nascita, l’azienda è ancora saldamente in mano alla famiglia Monini; la guidano i fratelli Zefferino e Maria Flora Monini, nipoti del fondatore. Con sede a Spoleto, due filiali negli Stati Uniti e in Polonia, oltre 133 milioni di euro di fatturato nel 2014 e un centinaio di dipendenti, Monini SpA, con il 9,5% di quota di mercato a volume, è oggi tra le aziende leader in Italia nel mercato dell’olio extra vergine, seconda soltanto a Carapelli; la sua referenza ‘Classico Monini’ è l’olio extra vergine più venduto in Italia con una quota di mercato del 7,4% a volume. Azienda all’avanguardia per strutture, tecnologia e controllo qualità, Monini rinnova oggi la tradizione attraverso un modello di gestione aziendale responsabile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale ed etico. Ne abbiamo parlato con Zefferino Monini.

Ci racconti gli inizi

Seguendo il suo istinto imprenditoriale, Zefferino Monini dà vita a una società commerciale di generi alimentari. Siamo nel 1920 a Spoleto, in Umbria. Spoleto, con le sue colline ricche di uliveti, è un territorio fortemente vocato alla produzione di olio extra vergine di oliva, un olio dal gusto intenso ma equilibrato. Appassionato consumatore di questo prodotto, Zefferino decide di focalizzare l’attività della sua azienda nella produzione di olio extra vergine di oliva. Dieci anni più tardi, nel 1930, nasce la “Zefferino Monini Olio di Oliva”. La conoscenza e il consumo di olio extra vergine si limita, a quei tempi, alle sole zone di produzione, mentre la stragrande maggioranza degli italiani, per abitudine e scarsa conoscenza del prodotto, utilizza soltanto olio di oliva. Zefferino Monini risale la corrente e decide di cambiare le abitudini del consumatore, e questo puntando sull’elevata qualità del suo olio proveniente dalle colline umbre. Sempre più italiani scoprono l’olio extra vergine d’oliva; di fatto Monini scrive la prima pagina della storia del mercato dell’extra vergine. Ma…

Ma…?

Siamo ai tempi della Seconda Grande Guerra e l’attività s’interrompe, poiché il prodotto viene tesserato. Alla fine del conflitto, grazie anche alla liberalizzazione dei prodotti alimentari, l’azienda riprende la sua attività con rinnovata energia: entrano in Monini Nello, Giuseppe – mio padre – e Paolo, figli di Zefferino, i quali lo affiancano nel laboratorio artigianale, apprendendone segreti e procedimenti.

foto 4È di quegli anni un’importante innovazione…

Precorrendo i tempi, l’azienda propone, oltre al prodotto venduto sfuso e alle tradizionali damigiane, l’extra vergine imbottigliato nelle bottiglie di vetro. Intanto, la nuova generazione si specializza: Giuseppe affianca il padre nel reperimento della materia prima e Nello, trasferitosi a Roma, inaugura un deposito per soddisfare al meglio l’importante mercato laziale; Paolo, invece, sviluppa una sempre più rilevante presenza a carattere interregionale, tanto da far meritare all’azienda nel 1964 il prestigioso ‘Mercurio d’oro’, premio che viene assegnato alle aziende come riconoscimento della volontà creativa e dello spirito imprenditoriale e commerciale che le contraddistinguono. Sempre nel 1964 viene inaugurata la nuova sede aziendale per adeguare l’attività a importanti standard tecnologici, qualitativi e di servizio.

Arriviamo agli Anni ’80 quando?

L’azienda, in concomitanza con l’evoluzione del sistema distributivo Italiano – nasce la GDO – assume un assetto societario più adeguato passando da S.A.S. a S.p.A. Cresce il numero dei dipendenti che raggiunge le 60 unità, ma cresce anche il fatturato che tocca i 60 miliardi di lire. Nel 1988, la FINDIM – Holding di partecipazione della famiglia Fossati che controlla STAR – acquista il 35% delle azioni della Monini; nasce così un’alleanza con Danilo Fossati, capitano d’industria, destinata a durare per molti anni e che apporterà all’azienda nuovi stimoli e cultura manageriale. In quegli anni assumo la gestione della società insieme a mia sorella Maria Flora e nel 2002 decidiamo di riacquistare dalla FINDIM la quota ceduta nel 1988: l’olio di famiglia è di nuovo totalmente nelle mani dei Monini!

box 2Qual è stato il filo conduttore del successo?

Con la stessa passione di un tempo, continuiamo a perseguire l’intento di diffondere la cultura dell’olio extra vergine in maniera educativa, seria e autorevole proponendo solo oli di elevata qualità. Da tre generazioni la famiglia Monini seleziona gli oli extra vergine di oliva scegliendo solo frantoi dove le condizioni d’igiene, gli impianti di trasformazione e lo stoccaggio delle olive e dell’olio siano ineccepibili, sempre nel rispetto della migliore tradizione olivicola; un’azienda all’avanguardia ma ancora animata dalla passione artigianale per proporre ai suoi consumatori una qualità superiore. Ancora oggi, come al tempo mio nonno, assaggio personalmente gli oli per selezionare quelli che manterranno la promessa di una qualità elevata e ripetibile.

Diffondere la cultura dell’olio extra vergine: anche all’estero?

Proprio questa capacità di diffondere la cultura dell’extra vergine di oliva e di custodire la più autentica arte olearia italiana come simbolo del Made in Italy, ci ha portati a diventare punto di riferimento per il settore anche fuori dai confini nazionali. Nel 2000 nasce Monini North America Inc. con sede a Norwalk nel Connecticut, da allora abbiamo quintuplicato il nostro fatturato e oggi l’olio extra vergine Monini è tra i primi 10 marchi presenti negli scaffali dei supermercati Usa, nel settore “premium” cioè l’olio extra vergine di oliva, certificato italiano 100%. Siamo poi presenti in Europa a Poznan in Polonia con Monini Polska, la filiale nata nel 2009 che ha portato il nostro brand alla leadership di mercato nella categoria dell’extravergine. Esportiamo oggi in oltre 50 Paesi, dove realizziamo oltre il 35% del nostro fatturato. Monini è al primo posto tra i marchi italiani importati in Russia, un mercato che, tra i primi, abbiamo aperto circa 15 anni fa. Dal 2013 siamo anche presenti in Brasile, un mercato molto promettente. Nel 2014, infine, l’azienda ha chiuso un accordo con Eataly per la vendita dei prodotti Premium 100% Italiani Monini (GranFruttato, BIOS, D.O.P. Umbria, IGP Toscano, D.O.P. Val di Mazara e D.O.P. Dauno Gargano) nei loro punti vendita internazionali di New York, Chicago, San Paolo del Brasile e a Dubai.

E l’Australia?

Nel 2001 Monini ha avviato un importante investimento in olivicoltura moderna in Australia, nella regione del New South Wales, attraverso l’acquisto di un terreno di circa 300 ettari in joint venture con una famiglia italiana residente nel Paese da più di cinquant’anni. È un progetto all’avanguardia, anche grazie a una piantagione unica non solo per tipologia di coltura, ma anche per metodi di coltivazione e raccolta meccanizzata dei frutti nati dalle oltre 106.000 piante di ulivo di varietà Frantoio, Leccino, Pendolino e Coratina, messe a terra nel 2004 e cresciute al sole australiano.

Le scelte impiantistiche di Monini
box 3Monini confeziona i suoi prodotti in sei linee di produzione diversificate in base al formato del contenitore e alla natura del materiale d’imballaggio. Quattro linee sono dedicate esclusivamente al riempimento in bottiglie di vetro, una alle lattine e alle bottiglie in PET, l’ultima ai contenitori bag in box. Particolare attenzione viene riservata all’igiene del processo d’imbottigliamento curando la pulizia preventiva dei contenitori, eseguita tramite soffiatura con aria filtrata e trattata ai carboni attivi. Successivamente, vengono ispezionati sia il fondo sia l’imboccatura delle bottiglie tramite un’apposita macchina dotata di una coppia di telecamere che scarta i contenitori difettosi o contaminati. A questo punto le bottiglie possono essere riempite e tappate. Il controllo del processo prosegue mediante la verifica di conformità della tappatura e del livello di riempimento sempre tramite telecamera. Completato questo controllo c’è l’etichettatura e la verifica finale della bottiglia eseguita sempre mediante telecamere. Il prodotto pallettizzato viene immagazzinato tramite navette a guida laser in un magazzino a gravità. Tutto il processo è frutto di un continuo aggiornamento degli impianti guidato da due principi: qualità e rispetto per l’ambiente. La qualità viene perseguita tramite un continuo e costante rinnovamento delle macchine di confezionamento, tramite l’inserimento di controlli – vedi le numerose ispezioni con telecamera – a valle dei principali processi. Nel corso degli ultimi anni per il processo di riempimento Monini si è affidata all’Alfatek e alla Co.ma.co che hanno fornito una macchina volumetrica; per l’etichettatura Monini ha scelto PE Labellers e Makro, mentre per il confezionamento in scatole Baumer. Recentemente, Monini ha incaricato Italpal appartenente al gruppo Novopac di fornire un monoblocco pallettizzatore-fasciatore. Riguardo ai sistemi di visione, l’azienda adotta oramai da tempo macchine realizzate dalla FM Vision. Monini dedica oggi molta attenzione al confezionamento in bottiglie più ricercate e, per questo, difficilmente lavorabili nelle linee tradizionali. A tale proposito si sta dotando di una nuova linea d’imbottigliamento, una monoblocco fornito dalla Polaris Automazioni che comprende tutte le fasi, dalla soffiatura al riempimento all’etichettatura e che può essere composto secondo le esigenze del cliente. Questa linea ha la peculiarità di essere adattabile a ogni tipo di bottiglia senza ricorrere a pezzi (formati) realizzati appositamente per ciascuna bottiglia, ma semplicemente agendo su un sistema di regolazioni. Questo procedimento consente di lavorare sagome particolari come quelle tronco coniche, ellittiche, fiaschette, bottiglie con marchi.foto 6

E dal punto di vista dell’ecosostenibilità?

Siamo stati i primi in Italia, tra le grandi aziende, a ottenere per le nostre referenze più importanti – GranFruttato, Classico, Delicato, BIOS e D.O.P. Umbria – la certificazione Environmental Product Declaration (EPD®). Una certificazione che sottolinea gli importanti sforzi sostenuti in questi anni da Monini per sviluppare un modello di gestione aziendale responsabile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale ed etico. Testimoni di questo percorso sono gli interventi eseguiti sullo stabilimento produttivo con l’installazione dell’impianto fotovoltaico, l’acquisto di energia da fonti rinnovabili certificate, l’introduzione di packaging eco-sostenibili in vetro riciclato; un impegno rafforzato nel 2014 dall’adozione della Carbon Footprint per i suoi oli extra vergine più pregiati: BIOS e D.O.P. Umbria.

Ce ne può parlare?

Maria Flora Monini
Maria Flora Monini

Il progetto ha sottoposto ad analisi l’intera filiera Monini: dalla fase di coltivazione e raccolta delle olive, il trasporto al frantoio e l’estrazione dell’olio, alla filtrazione e al confezionamento, fino alla produzione degli imballaggi, alla distribuzione del prodotto finito, all’uso sulle nostre tavole e al fine vita del prodotto e del suo imballaggio. L’analisi del ciclo di vita degli oli extra vergine d’oliva ha messo in evidenza come le fasi maggiormente impattanti della filiera (per il 50-65%) sono quelle legate alla coltivazione delle olive; per il 20-25% alla produzione dei materiali d’imballaggio (principalmente la bottiglia di vetro), per il 16% alla distribuzione via camion del prodotto finito, per il 5% al confezionamento del prodotto finito (dovuto al consumo di elettricità), per il 3-5% all’estrazione dell’olio (dovuto sempre al consumo di elettricità). Alla luce dei dati raccolti, Monini ha individuato diverse attività per il miglioramento della CFP inizialmente di due dei suoi extra vergine più pregiati, il Bios e la DOP Umbria: contenimento dei consumi energetici e dei prodotti chimici (questi ultimi solo per il DOP Umbria) per la fase di coltivazione delle olive, studio di un imballaggio a bassa impronta di carbonio e il contenimento dei consumi elettrici per le fasi di estrazione dell’olio al frantoio e di confezionamento. Laddove le emissioni di gas a effetto serra non erano evitabili, Monini ha scelto di neutralizzarle attraverso l’acquisto di crediti derivanti dal progetto China Anhui Guzhen Biomass, che consiste nella realizzazione e installazione di un boiler da 130t/h e di un generatore a turbina a vapore da 30MW nella contea di Guzhen, della provincia di Anhui, nella Cina orientale. Scarti della lavorazione del legno, della coltivazione del riso, del mais e delle arachidi, invece di essere gettati, vengono utilizzati come combustibile per la generazione di energia elettrica. La produzione annuale di energia attesa è di 186,900 MWh, che vengono immessi nella East China Power Grid. Due gli effetti positivi sul clima: la riduzione di gas effetto serra e l’aumento dell’utilizzo di energia pulita. Partner dell’operazione due società di grande esperienza nel campo ambientale: Ambiente Italia srl, società che si è occupata dell’analisi del ciclo di vita (LCA) e della stesura dell’External Communication Report (espressamente previsto dalla norma ISO/TS 14067, quale strumento di comunicazione per gli stakeholders) ed Ecoway, società leader in Italia in tema di compensazioni di emissioni di gas serra.

Zefferino Monini
Zefferino Monini

Ora la consapevolezza del lavoro svolto deve arrivare al consumatore…

Non è facile rendere in un linguaggio comune il lavoro complesso che sottende queste certificazioni, ma dobbiamo impegnarci affinché l’informazione semini questa consapevolezza anche presso altre aziende e nel pubblico. Il consumatore deve sapere quando con l’acquisto di un prodotto può contribuire anche alla salvaguardia dell’ambiente.

 

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