Vignai da Duline: vignaioli dalla sensibilità planetaria

«Per noi il lavoro coincide con una grande passione, che è parte fondamentale e integrante della nostra vita; questi due ambiti si alimentano e si contaminano a vicenda. La sfida più emozionante, proprio come agli esordi, è ancora quella di continuare a voler essere una realtà sartoriale, cucita addosso a noi, a quello che siamo. L’aggettivo ‘piccolo’, affiancato alla parola ‘azienda’, va interpretato come una risorsa, non come un limite». È questo il pensiero dei Vignai da Duline, Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini, coppia nella vita così come nel lavoro, congiunti da un progetto agricolo unico nel suo genere, che ha trovato dimora nel cuore del Friuli-Venezia Giulia. Entrambi originari di Udine, Lorenzo e Federica non sono stati e non saranno né i primi né gli ultimi a decidere di lasciare un futuro certo per tornare alle origini e alla vita di campagna, ma a suscitare interesse è il modo in cui hanno compiuto questa scelta, attraverso un atteggiamento responsabile e scrupoloso, mettendo in pratica una visione agricola i cui cardini portanti sono, da 22 anni a questa parte, il rispetto della terra e la tutela della fisiologia delle piante e della vitalità del suolo, per un’agricoltura diffusa, partecipata e sensata, finalizzata alla creazione di vini d’eccellenza, intimamente intrisi di territorio.

Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini
Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini

Coerenza ed empatia

«Abbiamo creato sulla carta Vignai da Duline nel 1997, una realtà che ha preso corpo e forma in modo progressivo, plasmandosi intorno ai nostri ideali – racconta Federica –. Il vigneto La Duline, situato a Villanova del Judrio, una frazione di San Giovanni al Natisone (UD), deve il suo nome al termine “duline”, che in friulano consiste in una piccola e dolce riviera di un antico terrazzo fluviale, e appartiene alla famiglia di mio marito da quasi cento anni. Anche per questo abbiamo caparbiamente cercato di salvaguardarlo, sotto ogni punto di vista, sia in qualità di patrimonio ampelografico che come parte integrante del paesaggio collettivo». Fin da subito, infatti, i due vignaioli cercano di costruire un rapporto di sintonia tra la loro storia e quella del territorio, l’unica via – secondo loro – per far esprimere creativamente tutto il potenziale che quel luogo custodisce in sé. Comincia così il lavoro per riportare in equilibrio produttivo una vigna che, in passato, è stata stimolata con l’azoto a generare una grande quantità di uva. Con pazienza e costanza, e applicando una filosofia di lavoro che mette al primo posto coerenza ed empatia, Lorenzo e Federica cercano di frenare le vigne, dimensionandole a una corretta vitalità.

Regime biologico e bioedilizia

La ricerca del massimo risultato qualitativo viene perseguita praticando un’agricoltura libera dal legame con l’industria dei prodotti di sintesi e della tecnologia, biologica al 100%. Sulla base dell’idea che il vino può e deve passare dal confronto e della relazione, i due titolari creano una stanza da destinare all’assaggio e alla degustazione e si concentrano sulla cantina: i contenitori in vetroresina vengono dapprima sostituiti con quelli in acciaio, poi con tini in rovere, nei formati che vanno da 2,5 a 11 ettolitri, riservati alle varietà più delicate, quelle che, con eccessiva ossigenazione, si sovra-strutturerebbero. Il legno diviene così il vero protagonista in cantina, ma non solo. Nel 2000, infatti, una volta trasferitisi a Villanova del Judrio, Federica e Lorenzo acquistano un ettaro di terreno vicino al vigneto, per costruirvi la casa di famiglia: una Rubner altoatesina in legno ecosostenibile con riscaldamento a legna, termo-cucina e pannelli solari, in linea con tutti i criteri della bioedilizia e in piena autonomia energetica. «Abbiamo scelto di vivere in una casa di legno perché ci dà benessere: non potevamo negare lo stesso privilegio ai nostri vini».

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