Dimmi cosa bevevi e ti dirò…

“L’abitudine è un abito che, indossato da giovani, rifiutiamo di togliere vita natural durante”. Alessandro Morandotti, celebre giornalista e aforista, descrive così l’attitudine acquisita mediante un’esperienza ripetuta.

Le ricerche sulle abitudini di consumo e le scelte dei consumatori in termini di vini sono all’ordine del giorno, raramente si trovano invece studi più articolati come quello degli australiani Melo, Delani e COX che ipotizzano una correlazione tra la “il vissuto alcolico” degli adulti e le loro preferenze in termini di vino rosso o bianco, dolce o secco, leggero o robusto.

La sperimentazione è stata condotta su persone con le seguenti caratteristiche: non lavorare nel settore vini o superalcolici, acquistare almeno una bottiglia di vino alla settimana, non essere alcolisti conclamati o potenziali, avere tra i 30 e i 60 anni. I partecipanti hanno risposto a un questionario sul proprio vissuto di consumatori di alcolici.

Le domande vertevano su aspetti socio-demografici e portavano a riflettere su: abitudini, frequenza e quantità di consumo; preferenze; stato emozionale rispetto al vino oggi e in passato.

Questo primo screening ha permesso di selezionare 283 soggetti appartenenti alle fasce di età trenta – quarantenni e cinquanta – sessantenni a loro volta suddivisi in due grandi gruppi di assaggio rispettivamente di vini bianchi e vini rossi. Un panel di assaggiatori professionisti ha ripartito i suddetti prodotti in: dolci, amabili e secchi, e ancora in leggeri, corposi, robusti.

Ogni partecipante ha classificato i vini assaggiati, posizionandoli in ordine di preferenza, lungo una scala da uno a nove e ha indicato per quali occasioni li avrebbe ipoteticamente acquistati: consumo fuori casa in contesti ufficiali (pranzi di lavoro, eventi e simili); consumo abituale tra le mura domestiche; situazioni di particolare valenza emotiva (cene romantiche, inviti).

È stato poi chiesto loro di precisare con quali criteri li avrebbero selezionati, qualora avessero dovuto acquistarli: zona d’origine, vitigno, recensioni positive, passaparola, esperienze pregresse, aspetti sensoriali, valore emozionale, costo, rapporto qualità-prezzo.

In generale chi ha assaggiato i vini bianchi ha dimostrato di saper distinguere bene i vini dolci dai secchi ma ha avuto più difficoltà nel discernere i vini leggeri dai robusti; chi ha assaggiato i vini rossi è stato più preciso. I dati raccolti e trattati con il metodo della regressione lineare multipla hanno evidenziato alcune interessanti correlazioni tra preferenze e “vissuto alcolico”.

I trenta – quarantenni di reddito medio alto abituati a bere vino bianco hanno mostrato una spiccata predilezione per i vini bianchi dolci e corposi.

I cinquanta – sessantenni con un passato da bevitori di birra hanno preferito i vini bianchi, dolci e leggeri; chi da giovane amava i superalcolici ha gradito di più i vini bianchi, dolci e robusti.

Quanto ai rossi, chi ha vissuto in famiglie numerose, dove il consumo di alcolici era una rarità, ha mostrato di preferire i vini dolci e robusti, mentre chi ha vissuto in nuclei familiari ristetti dove birra e superalcolici erano parte della spesa settimanale ha preferito i robusti ed amabili.

I vini rossi dolci e robusti sono stati particolarmente graditi da chi aveva un grado di istruzione più alta e da chi oggi beve vino senza badare troppo ai dettagli di ciò che acquista.

Chi è molto attento alle caratteristiche di ciò che beve, controlla il rapporto qualità prezzo, beve vino solo in occasioni speciali o in contesti formali, preferisce i rossi dolci e corposi.

In sintesi, il vissuto alcolico di una persona ha una potenziale influenza sui successivi gusti in termini di vino. Questo è tanto più vero quanto più è anziano il soggetto considerato.

Apparentemente il passato conta più nella scelta dei vini bianchi, il presente nella scelta dei vini rossi.

Se così fosse, le campagne di marketing dei vini rossi dovrebbero, in teoria, risultare più efficaci in quanto maggiormente legate alle attuali abitudini di consumo.

 

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