Schneider Electric: la nuova frontiera per l’operatività Clean in Place

Da tempo anche nel settore dell’industria alimentare si parla di trasformazione digitale e di Industry 4.0: cambiamenti che offrono possibilità concrete di miglioramento nelle performance operative, ma anche negli aspetti legati alla qualità e al rispetto delle stringenti normative che regolano questo settore.

In questo senso, l’ottimizzazione dell’operatività Clean-in-Place rappresenta per il settore food & beverage una grande opportunità:  è un elemento essenziale per garantire la compliance con standard e regolamenti di sicurezza alimentare, che con la digitalizzazione può diventare una piattaforma che permette di definire un nuovo modello di gestione della qualità: la Qualità 4.0.

Big data, analisi predittiva, connettività sono solo alcuni dei termini associati a questa evoluzione – e non è un caso se, come emerge dallo studio “Quality 4.0 Impact” condotto nel 2017 da LNS Research,  il 23% delle iniziative IIoT avviate da imprese nel F&B ha come primo obiettivo proprio il miglioramento della qualità.

Perché l’operatività Clean-in-Place è così importante?

Per rispondere alla domanda dei consumatori le aziende oggi gestiscono sempre più varianti di prodotto. Le procedure Clean-in-Place si rivelano critiche perché sono necessarie per assicurarsi che apparecchiature e condotti siano puliti prima di avviare un nuovo ciclo di produzione, però spesso richiedono molto tempo e consumano grandi quantità di energia, acqua, sostanze chimiche.

Sono fonte di spesa e sottraggono tempo alla produzione,  ma i responsabili di impianto, in genere, ritengono che i loro sistemi CIP funzionino nel modo migliore se non si presentano problemi di igiene;  questi sistemi sono considerati una sorta di commodity e infatti raramente sono personalizzati rispetto alle specifiche dei processi e dei prodotti, risultando spesso più costosi del necessario.

Anche quando si adottano provvedimenti per ottimizzare tempi e costi nei sistemi CIP, molte aziende non comprendono che la trasformazione digitale in questo ambito potrebbe migliorare l’eccellenza operativa e supportare un modello di Qualità 4.0.

Cos’è la Qualità 4.0?

Qualità 4.0 significa digitalizzare la gestione della qualità, coinvolgendo tecnologie, processi e persone.  Nello studio LNS già citato, il 37% delle aziende interpellate ha dichiarato che uno dei principali ostacoli per raggiungere gli obiettivi di qualità à legato all’inadeguatezza delle metriche disponibili, e alla scarsa capacità di servirsi di dati in tempo reale.  Un vero peccato visto che oggi possiamo raccoglierne enormi quantità, dalle fonti più diverse, in modo immediato e accurato – e con una facilità di accesso senza precedenti.

Le aziende che vogliono passare da un concetto di qualità tradizionale, basato su dati tradizionali, alla Qualità 4.0 devono usare big data e analytics per sfruttare le informazioni “nascoste” nei dati.  Questo non significa abbandonare i sistemi tradizionali, significa migliorarli.   Con i sistemi tradizionali si generano metriche descrittive (cosa è successo), diagnostiche (perché è successo) e predittive (cosa accadrà, quali sono i trend) – ma con l’IoT nella Qualità 4,0 si può arrivare a decidere cosa fare, con analytics prescrittive.

Portare l’operatività CIP in un contesto di Qualità 4.0 consente di migliorare la capacità di rispettare standard e normative e consente di adottare con successo processi di miglioramento continuo.

Con la Qualità 4.0 si possono automatizzare i tanti processi e attività di compliance necessari per rispettare gli standard previsti. Questi ultimi richiedono non solo di monitorare l’operatività CIP e agire secondo pratiche precise, ma anche di poter controllare e documentare la sua efficacia:  programmi di pulizia, registri, documenti, metodi di verifica, azioni correttive apportate possono essere tracciate digitalmente in modo più semplice e completo.

Inoltre, disporre di dati in tempo reale da analizzare e trasformare in informazioni decisionali, che incrocino metriche di più tipi provenienti da più fonti, è la base per realizzare un processo di miglioramento continuo.  Se si pensa che la sola operatività CIP può consumare quasi il 30% delle risorse idriche e energetiche di un impianto, è chiara l’opportunità di efficientamento – e di sostenibilità – portata dalla Qualità 4.0.

Il risparmio che si ottiene portando l’operatività CIP in un modello di Qualità 4.0 offre un contributo diretto all’eccellenza operativa: si può arrivare tipiccamente a una riduzione del 20/30% dei costi di pulizia e aumentare fino al 15% la produttività!

In conclusione non ci sono motivi per ritardare la trasformazione digitale dei sistemi CIP: potere assicurarsi una migliore compliance con le normative e documentare le prove di aver applicato le misure previste aumentando allo stesso tempo la tracciabilità, è un vantaggio tanto importante quanto la possibilità di raggiungere l’eccellenza operativa migliorando continuamente, producendo effetti positivi sull’impatto ambientale – cosa che oggi ha valore anche  per il consumatore finale, il che non guasta.

La Qualità 4.0 è un vero elemento di differenziazione competitiva, che porta un reale valore aggiunto in termini di qualità – naturalmente -, di costi, di efficienza, quota di mercato, riconoscibilità e valore del brand.

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