Birrificio Godog: una birra da godere

È un godimento andata e ritorno, un piacere palindromo quello che avvolge i palati di chi si trova a gustare le tante diverse ricette del birrificio Godog di Jesi, nelle Marche: più di ventidue diverse birre in soli due anni di attività. «Il nome Godog nasce, quasi per gioco, in assonanza con alcuni birrifici esteri: in primis Brewdog, ma anche Flyng Dog, Dogfish Head o la stessa Bulldog – spiega Francesco Capomagi, il mastrobirraio -. Inoltre si tratta di una parola palindroma, che si legge in ugual modo da sinistra a destra e viceversa. Evoca riferimenti letterari e richiama il verbo godere. Insomma, diciamo che è stata una scelta senza un richiamo specifico. Sono molto dannunziano. È un nome che funziona per il suono e per ciò che evoca.»

Lui e il suo socio Manuel Piergigli, entrambi trentenni, nel febbraio 2016 hanno dato vita a questa impresa, complice il dismesso impianto un tempo usato per le cotte dal Birrificio Lariano, con cui hanno nel giro di un anno più che raddoppiato la produzione: 500 ettolitri nel 2017 per un 50% venduto in bottiglia, con 8 etichette di base e tantissime stagionali, one shot e collaborazioni (con alcuni pub), così come in contoterzi (per un 25% della produzione totale). Una produzione in isobarica, distribuita anche (o soprattutto) in fusti, e per cui sono in grado di imbottigliare attorno alle 300 bottiglie l’ora, con numeri che si aggirano in un anno sui 20.000 pezzi.

L’impresa

«Abbiamo inaugurato il birrificio Godog qui a Jesi a febbraio 2016, io come mastrobirraio e Manuel in amministrazione – inizia a raccontare Francesco Capomagi, trentenne lui come il socio, ed entrambi occupati primariamente in altre attività lavorative, lui insegnante di italiano al liceo cittadino e il socio impiegato all’Ariston in Svizzera –. È una passione che coltivo da quando ero ragazzino, producendo come tanti la birra in casa. Poi qualche anno fa, mentre insegnavo a Milano e giravo per conoscere i birrifici artigianali di quella zona, ho frequentato qualche tempo il Birrificio Lariano e, poiché lo stavano cambiando con uno nuovo, ho preso il loro vecchio impianto per produrre birra. Era ancora dicembre 2015, un po’ di tempo per organizzarci e abbiamo iniziato a produrre le nostre prime quattro birre qui a Jesi. In pochi mesi ci siamo fatti conoscere sul mercato locale e nel giro di un anno ci siamo ampliati arrivando attraverso dei grossisti a coprire le zone di Roma, Novara, Spoleto, oltre ad alcuni locali che direttamente ci contattano per i loro ordini. Nel giro di un anno abbiamo più che raddoppiato la nostra produzione, passando da 200 ettolitri ai quasi 500 ettolitri attuali. Da quando abbiamo aperto ad oggi abbiamo prodotto quasi una trentina di birre diverse. Ora ne teniamo fisse a catalogo otto diverse etichette, ma sono tante le stagionali e le one-shot con cui mi diverto a provare nuove ricette.»

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