Consorzio Coripet: bottiglie che tornano a essere bottiglie

Bottiglie che tornano a esser bottiglie in un ciclo che teoricamente può ripetersi all’infinito: è questa l’idea da cui nasce il consorzio CORIPET, preposto al riciclo del PET per bottiglie ad uso alimentare e autorizzato ad operare dal Ministero dell’Ambiente il 24 aprile 2018. Un passo importante che non solo pone per certi aspetti l’Italia all’avanguardia del riciclo di bottiglie in PET alimentare in Europa, ma anche che apre la strada a un riciclo di questo materiale più puntuale e, dunque, più efficace, in termini di qualità e numeri. In dialogo con Giancarlo Longhi, presidente del consorzio CORIPET.

Facciamo un piccolo passo indietro: com’era la situazione prima di CORIPET e da quali necessità è partita questa iniziativa?

Se si analizzano le statistiche del sistema di riciclo della plastica in Italia (PET alimentare compreso), si vede che, mentre in generale i quantitativi intercettati sono aumentati negli ultimi anni, grazie all’ottimo lavoro dei consorzi preposti che dal nulla hanno creato un sistema che funziona, il PET è rimasto a livelli relativamente stabili, che si attestano attorno al 50% dell’immesso sul mercato. Quanto non viene riciclato viene mandato, ad esempio, alla termovalorizzazione o in discarica o, peggio, viene disperso nell’ambiente. Un sistema che si occupi esclusivamente del riciclo dei contenitori in PET per liquidi alimentari, quale è CORIPET, potrebbe naturalmente fare un lavoro più mirato e specifico per la tipologia di prodotto, aumentando l’efficacia dell’intercettazione. Ma vi è dell’altro: nel 2008 è entrato in vigore il regolamento europeo 282 che disciplina l’utilizzo di PET riciclato a diretto contatto con l’alimento. Prima di allora, in Italia un espresso divieto normativo impediva di fatto la possibilità di fare bottiglie per alimenti con il materiale riciclato, mescolato direttamente con quello vergine. Con il regolamento 282 il PET si trova praticamente ad essere paragonabile, in termini di possibilità di riutilizzo, al vetro. È stato questo regolamento, in particolare, che ha creato un contatto tra le aziende che utilizzano PET per bottiglie ad uso alimentare – soprattutto imbottigliatori d’acqua e soft drinks – e il mondo dei riciclatori. Da questo contatto è nata l’idea di creare un consorzio ad hoc.

L’idea dunque è nata direttamente dalla industria?

Certamente. Con il regolamento del 2008 l’industria degli imbottigliatori si è trovata ad avere la possibilità di utilizzare il proprio materiale e rimetterlo in circolo in una perfetta ottica di economia circolare. Questo, tra l’altro, permette di andare incontro, preparati, al futuro prossimo che in Europa vuole contenere l’immissione sul mercato di plastica vergine.

Curve comparative tra aumento della raccolta della plastica e presenza del PET in essa, Italia 2011-2017
Curve comparative tra aumento della raccolta della plastica e presenza del PET in essa, Italia 2011-2017

Giuridicamente parlando chi è CORIPET?

Da un punto di vista strettamente giuridico CORIPET è un consorzio di diritto privato senza fini di lucro, esattamente come lo sono Conai e i suoi consorzi di filiera, e, con il riconoscimento dello scorso 24 aprile 2018, ha la medesima parità giuridica rispetto ai consorzi come Corepla e Conai. La differenza è nell’ambito: CORIPET si occupa solo ed esclusivamente di bottiglie in PET per uso alimentare e, infatti, solo e soltanto chi immette questo tipo di imballaggio può associarsi. Questo inquadramento è previsto dall’ articolo 221 del Testo Unico Ambientale dove si afferma che chiunque immetta un imballaggio sul mercato è tenuto a recuperare il medesimo in maniera autonoma o in maniera consorziata. Per quanto riguarda i nostri consorziati, circa il 50% vengono dal mondo dei produttori di imballaggi e circa il 50% dal mondo dei riciclatori di PET che hanno il parere positivo EFSA a produrre R-PET idoneo al diretto contatto alimentare. I nostri consorziati rappresentano circa il 75% dei riciclatori e dei produttori di PET riciclato e circa il 40% dell’immesso sul mercato per le acque minerali.

Cosa cambierà per i vostri Consorziati rispetto a quanto già fanno ora?

In termini burocratici verseranno il Contributo ambientale a CORIPET. In termini più ampi in pochi anni potranno chiudere il cerchio: produrre le loro nuove bottiglie con le vecchie raccolte e riciclate e incrementare il quantitativo di bottiglie in PET raccolte, passando dall’attuale 50% a cifre certamente superiori.

Con che modalità raccoglierete il PET da riciclare?

Due saranno le modalità. La prima e più tradizionale avverrà attraverso la raccolta differenziata nei Comuni italiani. Anche CORIPET farà un accordo con l’Associazione dei Comuni Italiani, come già avviene con Conai.  La novità sarà, invece, una raccolta molto più specifica per le bottiglie in PET ad uso alimentare che avverrà tramite eco-compattatori posti, ad esempio, nella GDO. Qui i consumatori potranno consegnare esclusivamente le bottiglie di PET alimentare. Si tratta di una raccolta molto selettiva e specifica, in grado dunque di assicurare alti standard di qualità e igiene. Solo questo PET verrà destinato alla produzione di nuove bottiglie perché solo questo tipo di raccolta permette di rispondere alle predisposizioni dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Queste affermano infatti che solo PET alimentare proveniente da una raccolta chiusa, dove la percentuale di PET non alimentare non superi il 5%, può essere nuovamente utilizzato per uso alimentare.

Queste bottiglie, allora, torneranno bottiglie?

Sì. Secondo le indicazioni dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare è possibile utilizzare fino al 50% di PET riciclato in bottiglie nuove, ammesso che venga rispettato il requisito della raccolta selettiva e trattato in impianti autorizzati per questo tipo di RPET. Il PET da raccolta urbana tradizionale, che, almeno per il primo anno sarà la maggior parte, verrà immesso in vendita sul mercato e sarà destinato a usi diversi, come già avviene oggi.

Dati del riciclo di PET in Europa nel 2014
Dati del riciclo di PET in Europa nel 2014

C’è un modello di raccolta simile in Europa?

No. Siamo ad oggi il primo consorzio europeo che ha introdotto una raccolta di questo tipo, basata su un sistema premiale e non su un sistema cauzionale. Al cittadino che contribuisce alla raccolta verrà riconosciuto un vantaggio, di solito messo a disposizione da chi accoglie l’eco-compattatore, laddove nella maggior parte dei Paesi europei è in vigore un sistema cauzionale in cui il cittadino, al momento della restituzione, si vede restituire l’importo che aveva pagato al momento dell’acquisito.

I vostri obiettivi in termini di raccolta?

Per legge dobbiamo raccogliere il 60% dell’immesso sul mercato, ma miriamo a raggiungere l’80% delle quantità immesse sul mercato dai nostri consorziati in circa 5 anni.

E in termini di impatto sulla società e sul sistema Paese?

Crediamo che il passo di aver riconosciuto CORIPET come sistema autonomo vada nella direzione di aiutare il Paese a raggiungere gli obiettivi europei, anche in un’ottica di nuovi obiettivi che sono appena stati fissati dalla UE. Si pensi, ad esempio, alla nuova strategia sulla plastica, nata quest’anno in Europa per la prima volta, che mira a limitare la quantità di imballaggi in plastica sul mercato e incentivare l’aumento delle quantità di riciclato. Come sistema autonomo, noi ci vediamo parte di un sistema nazionale, in cooperazione, non in antitesi con gli altri consorzi, indipendenti e non, che si occupano di riciclo. Ci vediamo come la naturale evoluzione di un cammino iniziato tempo fa, legata al cambiamento della cultura del riciclo, delle nuove legislazioni e anche delle nuove e migliori tecnologie legate alla separazione e riciclo.

La parola alle aziende

Abbiamo intervistato alcune aziende che fanno parte di CORIPET, una per il gruppo dei produttori di imballaggio e l’altra per i riciclatori. Abbiamo chiesto loro quale sia la valenza strategica di un consorzio focalizzato sulle bottiglie in PET per uso alimentare e quali opportunità si aprano per la filiera.

Antonio Punziano, vice presidente CORIPET, Nestlè Waters

«Coripet rappresenta per le imprese di acqua minerale naturale la possibilità di accelerare la crescita della raccolta e dell’avvio al riciclo del PET, il materiale plastico prevalente del nostro imballaggio primario, in linea quindi con gli obiettivi delle recenti direttive europee e che la stessa categoria si è data sulle bottiglie in PET (90% Raccolta, 25% utilizzo RPET). Rappresenta anche la possibilità di aggiungere l’impegno molto concreto e fattivo di un progetto industriale efficiente sul fine vita alle altre iniziative anch’esse strutturali legate ai processi produttivi e alla riduzione del footprint ambientale (un footprint di categoria che comunque si colloca fra i più bassi fra quelli dei prodotti di largo consumo), il tutto nel prosieguo delle operazioni di education del consumatore a un corretto comportamento nella gestione dei rifiuti (oltre che di consapevolezza del valore dello stesso). Altra valenza strategica di Coripet rilevante per la categoria è l’apertura di un Bottle to Bottle italiano, industrialmente solido, che genererà, da un lato, efficienza economica di sistema (che resta in Italia sia per i riciclatori che per gli imbottigliatori) e, dall’altro, una sostenibilità ambientale aggiuntiva certa, crescente, misurabile. Coripet è inoltre realmente un’opportunità di far collaborare l’intera filiera nel comune obiettivo della sostenibilità ambientale, compresa la Grande Distribuzione e lo stesso consumatore, tutti coinvolti in un sistema di raccolta e avvio al riciclo che può premiare tutte le componenti. Sarà importante comunicare questo valore aggiunto di sistema di Coripet al consumatore nei tempi e modi che strutturazione e tempi di sviluppo permetteranno. L’esperienza Coripet che da anni ha permesso un dialogo diretto fra l’industria della produzione dei beni e quella del riciclo, ha anche un altro merito, molto importante a mio parere: ha generato una sensibilità condivisa sugli elementi di miglioramento dell’esistente che certamente si tradurrà in miglioramento dei processi di raccolta, selezione e riciclo».

Corrado Dentis, presidente CORIPET, Dentis Recycling Italy

«Lo scenario in cui i riciclatori italiani operano da anni è quello di trovare con fatica e a prezzi crescenti le bottiglie in PET post consumo, che, per noi, rappresentano la materia prima da cui parte il nostro processo industriale. Una recente analisi – luglio 2018 – svolta da PRE (Plastic Recycling Europe) sull’intero territorio europeo ha esaminato 78 impianti di riciclaggio del PET e i risultati hanno mostrato una capacità installata totale di riciclo del PET per il 2017 pari a 2,1 milioni di tonnellate, ma solo 1,9 milioni di tonnellate sono state trasformate in nuovo materiale. In pratica, una capacità di riciclo pari a 200 mila tonnellate di PET è rimasta insfruttata. Da Coripet noi riciclatori ci attendiamo una maggiore quantità di materiale raccolto e un significativo contributo a raggiungere il nuovo tasso di riciclo degli imballaggi in plastica: il 55% entro il 2030, come previsto dal nuovo pacchetto rifiuti. L’essere riuniti in un solo consorzio riciclatori e produttori di imballaggi e con una governance assolutamente paritaria (50% e 50%) ha fatto sì che il progetto consortile industriale presentato e approvato dal Ministero lo scorso 24 aprile 2018 fosse pienamente condiviso e frutto di un interessante confronto tra due mondi che erano strettamente collegati, ma non si erano mai industrialmente confrontati. Un punto ci ha subito unito: la volontà di aumentare le quantità di bottiglie in PET raccolte e avviate a riciclo, perché chiudere questo cerchio significa davvero “fare economia circolare”: minori risorse estratte, minore plastica dispersa nell’ambiente e, di conseguenza, un aiuto concreto alla riduzione del marine litter.

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