È a Vercelli la “birra del popolo”

Birrificio Sant'Andrea«Volevamo liberare la birra artigianale dall’aura elitaria che ne imprigionava l’immagine raggiungendo schiere più numerose di consumatori che possono sviluppare consapevolezza per la qualità senza trasformarsi in guru che se la raccontano su prodotti talmente esclusivi da non permettere numeri capaci di tenere in piedi un’impresa»: si traduce in queste parole lo spirito con il quale Vittorio Ferraris ha fondato e portato al successo il Birrificio Sant’Andrea di Vercelli e sintetizzato dallo slogan scelto per caratterizzare le sue etichette: “Birra al popolo”.

Modernariato che passione

«Sì – insiste – la birra dev’essere una bevanda non qualunque, diversa da quel che l’industria propone, ma non per questo destinata a pochi intenditori che spaccano il capello in quattro sempre in cerca della ricetta particolare». Situato alla periferia di Vercelli, l’ingresso al birrificio BSA, che prende nome dal Santo al quale è dedicata l’imponente basilica romano-gotica della città, è preceduto da un’ampia zona dedicata al pub in cui si serve la birra alla mescita e la si vende. Anche qui Vittorio e i suoi soci mostrano un’attenzione degna di nota testimoniata dal buon gusto che hanno avuto nell’arredare gli ambienti con pezzi di modernariato. Spiccano il grande bancone di legno sovrastato da un immenso ripiano di marmo bianco ripreso da un’antica farmacia, i lunghi tavoli del negozio di stoffe della nonna che lì sopra le srotolava e le scrivanie anch’esse di legno provenienti da vecchi uffici dismessi, fino ai robusti e lucidi ponteggi da cantiere che sorreggono le birre d’asporto. Il tutto illuminato da lampade da lavoro di aspetto gradevole e colorato da poster senza tempo.

La sala cottura il cui funzionamento è controllato via PCCompetenze in crescendo

«Abbiamo trascorso la gioventù girando l’Europa alla ricerca di modi di vivere, costumi e gusti alimentari diversi conoscendo birre intriganti che abbiamo scoperto di poter produrre prima a casa, come homebrewer, e poi, incoraggiati dagli amici, a livello professionale»: Vittorio parla al plurale riferendosi ai soci con i quali ha sviluppato le capacità brassicole. Si tratta di Paolo Cattin, Luigi Stocco, Giorgio Contri e Antonio Zamperetti, ciascuno dei quali riveste un ruolo in azienda, dal commerciale al marketing. Ma se le competenze in termini di produzione birraria sono soprattutto quelle che Vittorio ha sempre cercato di perfezionare, non sarebbe forse riuscito ad affinarle come ha fatto senza il contributo di Luigi che terminati gli studi aveva aperto un’impresa di manutenzione di impianti caseari e aveva quindi dimestichezza con pompe, serbatoi e condutture d’acciaio, un insieme di attrezzature che si ritrovano declinate in un impianto per la produzione della birra.

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