Un’anima green per Monteverro

Nata nel 2003 dalla passione e dalla solerzia di un giovane imprenditore tedesco, Monteverro è una cantina toscana che si è posta l’obiettivo di posizionarsi fra le aziende vitivinicole italiane caratterizzate dai più alti standard di produzione. Anche per questo, nel 2016, la proprietà ha avviato il processo di conversione al biologico, che dovrebbe concludersi con la vendemmia 2019.

“Quello che la natura può fare da sola, con i suoi organismi viventi e con la sua spontanea ricerca di equilibrio, permette al terreno di esprimere al meglio il suo carattere e la sua unicità”. È questa la convinzione dei proprietari della tenuta Monteverro di Capalbio (Gr), nata ormai quindici anni fa nel sud della Maremma da un’idea imprenditoriale ben precisa di Georg Weber, che aveva come obiettivo la realizzazione di vini di prestigio e valore internazionale che divenissero autentici Premier Cru di Toscana. Per riuscire in questa impresa, il titolare ha voluto accanto a sé prestigiosi consulenti internazionali, tra cui l’enologo Michel Rolland e i biologi del suolo Lydia e Claude Bourguignon. La gestione illuminata di questa azienda agricola – 60 ettari, di cui 35 a vigneto con allevamento a Guyot e cordone speronato – deriva da una filosofia alla cui base c’è la continua ricerca di un equilibrio sostenibile tra terra e vite e un rispetto quasi reverenziale dell’ambiente.

Vitigni adatti, tecnologia e professionalità

Le decisioni fondamentali che hanno determinato lo stile di Monteverro sin dalle origini sono state quelle effettuate nella fase di impianto dell’azienda. «In particolar modo – racconta l’enologo della Cantina, Matthieu Taunay – hanno influito la scelta dei vitigni più adatti alle caratteristiche pedoclimatiche del luogo e l’impostazione delle attività, in totale rispetto con la natura circostante, con il suolo e le piante. Ma basilari si sono dimostrate anche la tecnologia utilizzata in cantina – dove si lavora per gravità, al fine di evitare lo stress del mosto -, la costruzione della cantina stessa – dotata di sistemi di controllo della temperatura, dell’umidità e di celle di raffreddamento per le uve -, e, non ultima, la decisione di collaborare fin dal principio con consulenti ed esperti mondiali negli specifici settori. Tutte queste scelte sono state ponderate con l’obiettivo di produrre vini unici, di qualità superiore e destinati a un pubblico di appassionati intenditori». Oggi questa realtà realizza nel complesso circa 140-150.000 bottiglie all’anno: accanto al Monteverro Toscana IGT – il vino rappresentativo dell’azienda -, troviamo il cru Tinata di Monteverro Toscana IGT, il bianco Chardonnay di Monteverro Toscana IGT, il Verruzzo, il Terra di Monteverro e il Vermentino, destinati al canale Ho.Re.Ca. di alto livello e a rivenditori specializzati qualificati. Numerosi sono anche i Paesi in cui avviene l’export, tra cui Germania, USA, Messico, Thailandia e Nord Europa.

Andreas Comploj e Matthieu Taunay (photo by Leif Carlsson)

Sostenibili da sempre

«Il team dell’azienda è composto da professionisti giovani e motivati – spiega il direttore vendite Andreas Comploj –. La nostra è una continua ricerca della qualità assoluta, dal momento che ogni prodotto è contraddistinto dalla sublimazione di ciascun terroir nella sua massima e più libera espressione. In poche parole aiutiamo ogni vigna, ogni pianta e ogni grappolo a esprimere il meglio di sé, nel rispetto della natura e delle sue manifestazioni. Naturalmente, così come l’impegno profuso in ogni settore, anche l’attenzione verso i clienti è fondamentale. Miriamo a posizionarci fra le aziende vitivinicole italiane caratterizzate dai più alti standard produttivi». Anche da questa motivazione deriva la scelta, nel 2016, di iniziare il percorso di conversione all’agricoltura biologica di tutta la produzione, dall’uva all’olio, anche se, in realtà, l’azienda agisce sostenibilmente fin dal 2003. «Ci sentiamo sostenibili da sempre – specifica Comploj –, è nel nostro DNA. Nel corso degli anni abbiamo solamente migliorato alcune pratiche in vigna, per rispettare e realizzare al massimo questa visione».

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