Vini in Corea: un export che promette bene

Vini

Lontana e semisconosciuta agli italiani, la Corea del Sud è uno dei mercati più attivi e appetibili dell’Estremo Oriente. Da alcuni anni esiste infatti un flusso d’esportazione molto intenso dall’Italia verso questo Paese. Segno visibile di un interesse commerciale via via più importante. Per dare l’idea del fenomeno basti dire che l’Italia è al terzo posto nelle esportazioni in Corea, dopo la Francia e il Cile. Subito qualche numero: nei primi nove mesi del 2013 l’esportazione globale dei diversi settori produttivi italiani è passata da 16,65 di share di mercato a 17,74, pari a un valore di 20,7 milioni di dollari, mentre nell’intero 2012 la quota di mercato era stata del 16,82%, con un export in Corea pari a un valore di 24,8 milioni di dollari (dati Ice).

Per quel che riguarda espressamente l’export di vino italiano, si tratta del terzo Paese dell’Estremo Oriente per ordine d’importanza, dopo il Giappone e la Cina. Come mostra l’ultimo report di Assoenologi solo tra gennaio e giugno 2013, per la Corea del Sud c’è stata una crescita nell’esportazione di vini pari al 21,2%, rispetto allo stesso periodo del 2012. Numeri che parlano chiaro e che raccontano di un mercato estremamente stimolante per l’Italia, anche in considerazione della maturità del commercio locale, già strutturato e ben organizzato.

[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=”Il marchio d’origine”]

La Corea del Sud mantiene gli obblighi di marchio di origine per tutte le importazioni. Questo marchio deve essere fatto in coreano, in cinese e in inglese. Il marchio potrà essere fatto per stampa, incisione o fusione. Qualora non sia possibile apporre il marchio nei modi suddetti, sarà sufficiente un’etichetta autoadesiva.
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mappa Corea

Consumi affluenti

La Corea ha canali di distribuzione di stampo occidentale, con la classica grande distribuzione organizzata, il canale horeca e il canale del dettaglio. Attualmente sono registrati circa 400 importatori, e quelli attivi sono una sessantina. Come emerge dalle analisi fatte da Iem, International Exhibition Management (www. iem.it), che ha recentemente organizzato in Corea Simply Italian Great Wines, un tour di aziende del settore vinicolo con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana di Corea, il Paese ha ottime prospettive di crescita. Secondo l’Iem è interessante notare come i nostri vini stiano registrando una crescita in percentuale maggiore rispetto ai cugini francesi, primi esportatori in questo Paese.

Si tratta di un mercato in cui la fruizione media è ancora al di sotto dei 2 litri pro capite ma la crescita di consumi affluenti e l’ascesa del ceto medio e dei nuovi ricchi induce gli investitori a puntare massimamente sull’export in questa parte di mondo. La Corea è un Paese che ha assorbito molto della cultura anglosassone. E le abitudini dei suoi abitanti, in termini di consumi e di conoscenze dei vini, sono molto più avanzate rispetto alla vicina Cina proprio in virtù di questa forte influenza culturale.

[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=”I documenti necessari”]

I documenti idonei ad attestare la definitiva importazione della merce nel territorio della Corea del Sud sono sostanzialmente due:
• la dichiarazione doganale d’importazione rilasciata dalla competente autorità doganale locale, che deve riportare al campo 16 il codice 11;
• l’Import Application (Certification) Form rilasciato dall’Autorità doganale locale corredato della copia del documento doganale d’importazione. I documenti devono contenere il codice doganale coincidente per le prime sei cifre o descrizione della merce compatibile con quanto dichiarato sulla dichiarazione doganale italiana; l’identità del mezzo di trasporto con quanto riportato sulla dichiarazione doganale italiana; il numero dei colli e il peso lordo/ netto della merce. Inoltre devono essere debitamente timbrati e firmati dalla locale autorità doganale. I documenti possono essere prodotti in originale o copia conforme.
La conformità all’originale può essere attestata nei modi previsti dal reg. CE 612/2009 e cioè:
• dall’autorità doganale della Corea del Sud;
• dal ministero coreano degli Affari esteri;
• dall’Ice di Seoul;
• da consolati o ambasciate di Paesi aderenti all’Unione Europea.
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Basse barriere all’ingresso

Il contesto infrastrutturale è eccellente, paragonabile a quello dei principali Paesi avanzati. I modelli di distribuzione e di consumo sono infatti molto vicini a quelli giapponesi. Mentre i servizi al commercio non presentano particolari barriere d’accesso. Non ci sono infatti grossi limiti logistici o organizzativi né barriere tariffarie. Dal 1° luglio 2011 è entrato infatti in vigore l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e la Corea del Sud.

Si tratta dell’accordo commerciale più ambizioso di sempre stretto dall’Europa con un Paese terzo e della più ampia intesa commerciale al mondo negli ultimi vent’ anni, che elimina da entrambe le parti il 98,7% dei dazi in valore commerciale per prodotti sia industriali sia agricoli (salvo alcune eccezioni). L’eliminazione quasi completa dei dazi dovrebbe significare un risparmio annuo di 1,6 miliardi per gli esportatori UE. A livello di pratiche burocratiche e doganali la Corea è un Paese estremamente civile e non presenta difficoltà di sorta. Anche la barriera linguistica è piuttosto relativa. La lingua inglese è infatti molto diffusa tra gli operatori della filiera commerciale, cioè importatori e distributori. Più difficile trovare l’inglese parlato tra i consumatori. Allorquando si intendano varare campagne di marketing e di comunicazione, occorrerà l’utilizzo della lingua coreana.

[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=”Vademecum per la Corea del Sud”]

Moneta locale: Won, KR
Fuso orario: 8 ore avanti rispetto all’Italia (7 ore con l’ora legale)
Ambasciata e Consolato della Repubblica di Corea
Via Barnaba Oriani, 30
00197 – Roma
Tel. 06 80246223
06 80246224
Ambasciata d’Italia a Seul 3rd Floor Ilshin Building
714 Hannam-Dong Yongsan-Ku 140-894
Tel. 0082-2-7500200/201
embassy.seoul@esteri.it

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