Sostenibilità, vantaggio competitivo

Sempre più consumatori considereranno il fattore ecologico tra i parametri principali della scelta di un vino, al pari del prezzo, del vigneto, dell’origine, del produttore. Le aziende sapranno cogliere questa opportunità di business?

Il vino è considerato un prodotto naturale, legato alla terra. Quest’immagine storica conferisce al vino un vantaggio competitivo rispetto ad altri prodotti alimentari, visto il crescente interesse dei consumatori verso le questioni etiche ed ambientali. Ma la nomea del vino di prodotto ecofriendly è meritata? I vini con maggiori credenziali ambientali attirano di più i consumatori? E questi ultimi danno importanza, al momento dell’acquisto, all’utilizzo o meno di pesticidi, alle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e così via? In poche parole: la sostenibilità ambientale può essere considerata dalle aziende vitivinicole per fare leva sui consumatori?

È presumibile che, come sta succedendo per altri prodotti, alimentari e non, anche per un vino i consumatori considereranno il fattore ecologico tra i parametri principali della scelta, al pari del prezzo, del vigneto, dell’origine, del produttore. E la risposta delle aziende non tarda ad arrivare. Basta fare attenzione ai grandi marchi internazionali, la cui pubblicità fa spesso riferimento a problemi ecologici. D’altro canto le imprese, oltre a dover rispondere alle domande sempre più puntuali, hanno anche la reale necessità di razionalizzare costi e investimenti.

In quest’ottica la riconversione dei consumi rappresenta un’opportunità di business anche per le imprese, che devono tenere ben presente la dimensione economica della sostenibilità. Le iniziative a tutela della salute del consumatore, della sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente nel quale operano, aiutano la crescita economica promuovendo l’innovazione e l’imprenditorialità. Inoltre, la tutela dell’ambiente è uno dei capisaldi della politica dell’Ue, tanto che al suo interno gli standard ambientali sono tra i più elevati del mondo.

Le scelte dei produttori

I produttori possono ridurre il costo ecologico del vino aumentandone la sostenibilità, riducendo l’impatto della CO2 prodotta in cantina e in vigna. Come? In primo luogo, evitando di abbattere foreste o di riconvertire terreni agricoli altamente produttivi a vigneto. Tra le soluzioni più utilizzate, la riduzione al minimo dell’uso di prodotti agrochimici, soprattutto in presenza di efficaci alternative, il miglioramento dell’irrigazione per massimizzare l’efficienza dell’acqua, utilizzo più a lungo di botti di rovere importate, passando a botti di rovere locale, il miglioramento dell’efficienza delle operazioni di cantina e l’uso di energie rinnovabili e dei biocarburanti. E ancora: servirsi di bottiglie riciclate o di packaging non vetro per le tipologie da consumo quotidiano, ridurre la distanza di spedizione e selezionare la modalità più efficiente possibile. La sostenibilità entra anche nella progettazione delle cantine. I grandi marchi si stanno movendo verso un vino a ridotto impatto ambientale per vie differenti. il gruppo spagnolo Torres ha investito circa 10 milioni di euro per un maggiore uso delle energie rinnovabili (celle fotovoltaiche, mezzi ibridi…).

Lo Champagne si è dotato di una bottiglia più leggera, grazie a un vetro leggermente più sottile e a una forma più slanciata. Il fondo è uguale all’attuale, per evitare che i produttori debbano cambiare i macchinari e la dimensione delle casse; l’aspetto è quasi identico, per dare un senso di continuità ai consumatori; la capacità di sopportare la pressione tipica dello champagne è inalterata. La nuova bottiglia rientra nelle azioni messe in atto nella regione della Champagne con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 25% entro il 2020. Il restyling ha portato ad una riduzione di peso di 65 grammi a bottiglia (da 900 a 835 grammi), ovvero 8mila tonnellate in meno l’anno di anidride carbonica.

Il Wine Institute della California, che raggruppa più di 1000 aziende, ha elencato 230 tecniche per produrre vino a basso impatto ambientale. Alcune aziende scelgono un packaging più ecosostenibile del vetro, il cartone poliaccoppiato. Un vino in questo imballaggio ha un impatto ambientale inferiore a quello del vino in bottiglia: il poliaccoppiato consente di trasportare un volume fino a un terzo maggiore, con una riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e risparmio di carburante. In Nuova Zelanda, il programma di viticoltura sostenibile (SWNZ), introdotto fin dal 1995, è un quadro di norme istituito per conseguire l’obiettivo di essere il primo settore vitivinicolo al mondo ecosostenibile già con l’annata 2012. Comprende oltre 510 vigneti e 85 cantine che praticano una viticoltura e metodi di produzione accreditati come sostenibili. In California è stato introdotto nel 2010 il programma CCSW di certificazione della viticoltura sostenibile. Dopo aver partecipato a un programma pilota di sperimentazione dei requisiti, 17 aziende vinicole hanno ottenuto la certificazione per alcune o tutte le loro operazioni.

La situazione in Italia

Oltre a iniziative delle singole cantine, anche a livello istituzionale si muove qualcosa. Nell’ambito di Tergeo, il progetto di sostenibilità in viticoltura ed enologia promosso e coordinato da Unione Italiana Vini che coinvolge circa 500 aziende che rappresentano il 70% del valore dell’export vitivinicolo italiano, è nata la necessità di sviluppare una matrice per la valutazione della sostenibilità. Si tratta di una griglia valutativa della sostenibilità del vigneto che si pone i seguenti obiettivi: auto-valutazione delle aziende partecipanti, propulsione al miglioramento del livello medio, promozione e diffusione di pratiche di sostenibilità e costruzione di un sistema certificabile e di un database documentale. Sempre per Tergeo è stato sviluppato un manuale di buona pratica di coltivazione sostenibile del vigneto e sono in corso di scrittura le linee guida del manuale di buona pratica sostenibile della cantina.

A Tergeo si affianca il progetto “Sostenibilità della viticoltura Imbottigliamento ottobre 2013 in Italia”, che ha l’obiettivo di promuovere l’ecosostenibilità del comparto vitivinicolo nazionale, realizzando un marchio a garanzia ministeriale che fornisca una valutazione di facile lettura dell’impronta ambientale di ogni bottiglia di vino. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con le università di Perugia, Piacenza e Torino e con alcune aziende italiane, si basa sulla sperimentazione di una metodologia produttiva certificata per ridurre i consumi energetici legati al processo produttivo. La futura certificazione dovrebbe basarsi su 4 punti fondamentali: carbon footprint, che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate al percorso produttivo dal vigneto alla bottiglia di vino; water footprint, indicatore legato al consumo totale di acqua dolce utilizzata; la gestione agronomica del vigneto; l’indicatore socio-economico e di qualità del paesaggio, che permette di integrare nella valutazione della sostenibilità gli aspetti ambientali, sociali ed economici, basandosi su specifici indicatori in grado di valutare la ricaduta sul territorio delle azioni intraprese.

Marketing mirato

Questi sono solo alcuni esempi, ma è chiaro che sono sempre di più le aziende che per un credo personale o per esigenze di mercato strizzano l’occhio all’ambiente. Il consumatore sembra apprezzare queste iniziative e ma molti di loro sarebbero disposti a spendere di più per un prodotto dalle maggiori caratteristiche ecologiche.

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