Energy drink sotto accusa

I recenti casi di decesso registrati negli Stati Uniti, pare legati all’assunzione di energy drink, ha riproposto il problema dell’abuso di queste bevande il cui consumo è oggi particolarmente in voga tra giovani e giovanissimi.

Anais Fournier, 14 anni, muore negli Stati Uniti; si sospetta a seguito dell’assunzione di due lattine di energy drink da 66 cc ciascuna. Il suo cuore, affetto da una rara sindrome causa di aritmie cardiache, non ha retto all’impatto dei 280 mg di caffeina contenuti nella bevanda. Laconico evidenzia il referto autoptico: “grave scompenso cardiaco in seguito ad avvelenamento da caffeina”.

Quello di Anais è solo uno dei più recenti casi di una sequenza preoccupante di eventi gravi, al vaglio della Food and Drug Administration: cinque morti sospette, dal 2009 a oggi, una sequela impressionante di casi di attacchi di cuore non letali, dolori addominali, vomito, tremori, tachicardia… denunciati dalle strutture sanitarie negli ultimi dieci anni correlati con l’assunzione di energy drink. Un recente rapporto dell’agenzia governativa Substance Abuse and Mental Health Service Administration sottolinea come l’abuso di energy drink abbia fatto letteralmente impennare le richieste di assistenza sanitaria negli ultimi quattro anni.

Il numero, più che raddoppiato di casi − da 10.068 a 20.783 −, preoccupa particolarmente perché riguarda perlopiù i giovani. Un campanello d’allarme, al quale dovranno seguire indagini più approfondite per capire se il problema sia legato agli effetti intrinseci delle bevande o alla concausa di più fattori scatenanti, come l’abuso di alcol e di droghe. Intanto i genitori della giovane Anais hanno intrapreso una causa nei confronti dell’azienda produttrice rea, secondo la famiglia, di non aver adeguatamente comunicato i rischi legati all’assunzione dell’energy drink sotto accusa.

Un’azione giudiziaria che potrebbe avere risvolti importanti su un mercato che ha più che decuplicato in dieci anni le vendite e che nel 2012 si attestava a 8,6 miliardi di dollari. Oggi negli Stati Uniti gli energy drink non sono considerati veri e propri alimenti, per questo soggetti solo all’obbligo di riportare in etichetta la presenza ma non il contenuto di caffeina. Contenuto che varia, in un contenitore da 15 once (ndr. 443 ml) da 45 mg a 260 mg, quando la soglia indicata sicura dall’FDA è di 100 mg. Per quanto riguarda i “warning” riportati in etichetta vige l’autoregolamentazione, a discrezione e alla buona volontà del produttore, quindi, riportare i potenziali rischi.

Giovani e giovanissimi anche consumatori cronici

Un mercato in continua crescita, dunque, per un prodotto che ha una storia commerciale molto recente. Il primo energy drink, Lipvitan D™, è nato in Giappone nel 1960 dagli stabilimenti della Taisho Pharmaceuticals, ma solo con il lancio di Red Bull™, bevanda contenente taurina, questa nuova categoria di prodotti ha preso il largo nel mercato dei soft drink, dal 1987 in Europa e dal 1997 anche negli Stati Uniti, creando abitudini di consumo.

Da un recente rapporto pubblicato dall’EFSA – European Food Safety Authority, scaturito da uno studio che l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare aveva commissionato a Nomisma Areté alla fi ne del 2011, emergono proprio a proposito di abitudini di consumo, evidenze importanti. Lo studio, condotto tra febbraio e novembre 2012 su 52.000 individui (14.550 adulti; 32.000 adolescenti e 5.500 bambini) appartenenti a 16 differenti Paesi dell’UE, ha sottolineato come il gruppo degli adolescenti detenga il consumo più elevato, ben il 68% dei partecipanti all’indagine beve energy drink, seguono gli adulti (30%) e i bambini con un preoccupante 18%. Nel gruppo degli adolescenti (10-18 anni) il 12% ha dichiarato un consumo cronico con circa 4,5L di energy drink bevuti al mese; stessa percentuale per gli adulti (18-65 anni), più elevata nei bambini (3- 10 anni), 16%.

Ancora, lo studio sottolinea come il contributo degli energy drink all’esposizione complessiva di caffeina nell’individuo sia dell’8% negli adulti, 13% negli adolescenti e 43% nei bambini. Se preoccupano le percentuali di consumo emerse tra giovani e giovanissimi non meno allarmante è, infine, il dato relativo al consumo del mix energy drink – alcolici: sia tra gli adolescenti sia tra gli adulti le percentuali sono intorno al 55%.

I deleterei effetti del mix con il superalcolico

Proprio l’abitudine tra i più giovani di consumare nei locali notturni cocktail di superalcolici ed energy drink, desta più di una preoccupazione nelle istituzioni pubbliche. Una moda foriera di rischi gravi per la salute, ancor più se ci si mette poi al volante. L’effetto stimolante generato dalle sostanze attive presenti nell’energy drink maschererebbe lo stato di ebbrezza, inducendo a maggiori consumi di superalcolici con le nefaste conseguenze che ne derivano: dipendenze da alcol; rischio di disidratazione − l’eccessiva assunzione di caffeina provoca maggior diuresi e sudorazione; tachicardia e alterazione del ritmo cardiaco, insorgenza di aritmie in soggetti con patologie cardiache già presenti; alterazioni della funzionalità renale legata all’effetto della taurina sul sistema emuntorio. Un’abitudine, quindi, da scongiurare.

Ma, l’assunzione di energy drink dovrebbe essere evitata anche in particolari situazioni come uno stato di gravidanza, nel caso di problemi cardiovascolari regressi, ma anche nei bambini al di sotto dei 10 anni di età, dove si rischia una precoce iniziazione alla caffeina, sostanza con proprietà farmacologiche alla quale i bambini non sono abituati. A questo proposito, solo a fine 2014 verrà recepito, entrando in vigore, il regolamento UE 1169/2011 sulle diciture delle etichette alimentari che imporrà l’obbligo di segnalare in etichetta: “Alto contenuto di caffeina. Non raccomandato per bambini o donne incinte o che allattano” vicino al nome del prodotto e seguito dalla quantità di caffeina contenuta per 100ml.

[box bg=”#cccccc” color=”#000000′ title=”Che cosa c’è nella lattina”]

Oltre all’acqua, l’ingrediente più importante, gli energy drink contengono caffeina, taurina, glucuronolattone, zuccheri, aromi e in alcuni casi vitamine e sali minerali. La principale sostanza attiva è quindi la caffeina, un alcaloide che agisce come stimolante sul sistema nervoso centrale, sostanza che può essere contenuta in quantità variabili dai 70 ai 400 mg/L ma anche oltre (il contenuto massimo in alcuni Paesi è disciplinato da specifiche normative).

In sinergia alla caffeina vengono spesso utilizzate altre sostanze come: la taurina, un aminoacido prodotto naturalmente dall’organismo che ha effetti sul sistema cardiovascolare, nervoso centrale e muscolo scheletrico; il glucuronolattone un importante costituente del tessuto connettivo nel corpo umano; guaranà, maltodestrine, ginseng, carnitina, creatina e gingko biloba.

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Continua …

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