Mercato

Un anno difficile per gli amari

Anche il 2012 conferma l’andamento negativo del mercato degli amari che continua con fatica a trovare una certa stabilità. Le aziende puntano sull’immagine e sul riposizionamento dei prodotti per dare maggiore vitalità al comparto.

Non è certo un buon periodo per gli amari che, anche negli ultimi dodici mesi, hanno registrato un trend negativo continuando così le performance deludenti del 2011 (con una flessione di oltre il 4% a volume e di quasi il 3% a valore nel totale Italia iper+super+lsp). Complice, infatti, il perdurare della crisi economica che spinge i consumatori a concentrare la spesa sui beni alimentari di prima necessità, il calo delle vendite di queste bevande è rimasto costante nel corso dell’anno appena trascorso, caratterizzato anche da un certo immobilismo da parte dei player del settore.

L’aumento dei costi

Un ulteriore elemento di difficoltà è stato senza dubbio quello dell’aumento dei costi delle materie prime (zucchero, alcol e bottiglie). Per quanto riguarda lo zucchero, in particolare, le aziende sono state sempre più costrette a ricorrere all’importazione a causa delle sfavorevoli politiche agricole comunitarie: situazione che ha provocato la lievitazione del prezzo fino al 30%. Stesso discorso anche per il costo dell’alcol e dell’energia, che hanno costretto diverse realtà aziendali ad aumentare le proprie spese senza però poter incrementare il prezzo finale del prodotto (causando così una riduzione dei margini).

Il peso dei canali

Il mercato degli amari è suddiviso in due principali canali: il fuori casa e il take home. Per quanto riguarda quest’ultimo, in particolare, sono stati i supermercati a registrare i risultati migliori, confermando il trend verificatosi nel corso del 2011 (con una quota di mercato superiore al 60%); a seguire, le performance degli ipermercati e del libero servizio. Nel fuori casa, invece, i canali che hanno ottenuto le vendite maggiori sono stati i bar, a discapito dei ristoranti. Sono il sud Italia e le regioni del Nordovest,inoltre, a detenere ancora una volta il primato di consumo di queste bevande alcoliche (per un totale di oltre i 60 punti percentuali), seguiti dal Centro e dalla Sardegna e, infine, dai territori del Nordest.

La normativa anti-alcol

I risultati poco soddisfacenti registrati dal settore non derivano soltanto dalla crisi economica. Le normative relative al consumo di alcol e alla sicurezza stradale hanno influenzato, infatti, inevitabilmente le abitudini degli italiani. Se si pensa poi che gli amari vengono solitamente bevuti a fine pasto (poco prima di mettersi alla guida) e soprattutto da una fascia di consumatori adulti (sui quali la comunicazione sugli effetti dell’alcol e sul bere responsabilmente fa più presa), è facile capire come spesso a fine cena si rinunci al digestivo.

Reinventarsi per combattere la crisi

In un contesto così particolarmente variegato e competitivo, dove la leadership è detenuta da tre aziende principali – Montenegro, Campari e Cav. Pasquale Vena & Figli (Amaro Lucano) – i player stanno cercando di rivitalizzare il comparto, dando vita a nuove strategie per conquistare un numero maggiore di consumatori e ringiovanire il target di riferimento. Dopo alcuni anni di staticità, infatti, le aziende – pur mantenendo le ricette tradizionali dei propri prodotti – hanno iniziato a innovare la categoria attraverso nuove e inedite modalità di consumo, proponendo gli amari come ingredienti base per la preparazione di numerosi cocktail o come bevande adatte per l’aperitivo.

 

Stefania Colasuono

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