Innovazioni nel pack e nella stampa flessografica

Il complesso agroindustriale oleario degli Oleifici Mataluni, conosciuto per marchi storici come Olio Dante, Topazio, Olita, OiO, GiCo, Lupi, Minerva e Vero, è dotato di un centro di ricerca per lo sviluppo di materie olearie e packaging innovativo (Criol) e di un’area packaging, che comprende anche il centro poligrafico. L’azienda così produce nello stesso stabilimento etichette autoadesive, etichette sleeve in film plastico termoretraibile e cartoni ondulati.

Il packaging sviluppato è il frutto di uno studio accurato, perché tutte le caratteristiche dell’imballaggio contribuiscano all’obiettivo di preservare al meglio la qualità di un alimento pregiato: lo spessore della bottiglia, il colore, l’etichetta protettiva, tutto è stato ottimizzato per offrire al consumatore non solo la sicurezza alimentare, ma anche la garanzia di un’elevata qualità nutrizionale e sensoriale.

Gli Oleifici Mataluni, nati nel 1935 a Montesarchio (Benevento), rappresentano oggi uno tra i più importanti complessi agroindustriali oleari del mondo. Nel 1934 Biagio Mataluni, emigrato in America nel primo dopoguerra torna a Montesarchio e realizza il primo frantoio oleario elettrico della Valle Caudina. Alla guida del frantoio, che successivamente prenderà il nome di Oleificio Caudino, si sono poi alternate tre generazioni della famiglia Mataluni che, nel corso di 70 anni, hanno determinato il passaggio da azienda artigianale a complesso industriale. Nel 1980 Biagio Mataluni – nipote del fondatore e attuale presidente – prende in mano le redini dell’azienda all’età di 19 anni, determinato a svilupparla e a innovarla. E sulla spinta del rapporto con la GDO, avvia un processo virtuoso di filiera, che comprende la stampa delle etichette e la produzione di cartoni e bottiglie in PET, rendendosi protagonista di due storiche innovazioni: la sostituzione del vetro con il PET, per la produzione di olio di oliva destinato principalmente all’estero, e l’introduzione in Italia delle confezioni in PET per gli oli di semi, tradizionalmente confezionati in banda stagnata. Ecco perché gli Oleifici Mataluni integrano nel ciclo produttivo la realizzazione di imballaggi plastici, con 9 linee dedicate al PET, di cui 6 per la produzione di preforme e 3 per la produzione di tappi, a partire dai granuli di polimero.

Elena De Marco, responsabile Criol – Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni

Criol, un centro di ricerca nel cuore dell’azienda

Un’azienda che vuole mantenere competitività nel mercato deve essere in grado non solo di stare al passo con i tempi, ma anche di precorrerli, avviando percorsi ancora non battuti. È per questo che, oltre dieci anni fa, da un’intuizione di Biagio Mataluni e dall’incontro con il Raffaele Sacchi, ordinario di tecnologie degli oli e dei grassi presso l’Università di Napoli Federico II, è nata l’idea di creare un centro di ricerca nel cuore dell’azienda. «Quello che inizialmente sembrava un progetto ambizioso», racconta Elena De Marco, responsabile Criol – Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni, «si è concretizzato quando un gruppo di giovani provenienti da esperienze di ricerca universitarie ha costituito il primo nucleo del Criol: dalla chimica all’ingegneria, dalle scienze agrarie alle tecnologie alimentari, dalla biologia alla nutrizione, fino alle biotecnologie, tante diverse competenze si integrano attorno all’obiettivo comune di sviluppare innovazioni che possano essere immediatamente applicate nella pratica industriale». Per ognuna delle linee di ricerca attive – che vanno dalla valorizzazione dei sottoprodotti delle attività industriali allo sviluppo di oli arricchiti, dal miglioramento della funzionalità dell’imballaggio allo sviluppo di packaging eco-sostenibili, dalla ottimizzazione della gestione energetica alla gastronomia – c’è un partner scientifico con il quale i ricercatori del Criol interagiscono strettamente. «Portare l’attività di ricerca all’interno dell’azienda, mantenendo allo stesso tempo un forte legame con il mondo universitario, è risultata una strategia vincente: lo testimoniano i risultati raggiunti in termini di innovazioni sviluppate, ma anche i riconoscimenti avuti in ambito scientifico, primo tra tutti l’inserimento nell’Albo ministeriale dei laboratori di ricerca riconosciuti dal MIUR».

Sergio Lepore, responsabile ufficio packaging e grafica Oleifici Mataluni

La scelta della flessografia: la qualità della rotocalco ma a costi inferiori

Qualità o risparmio? Tra le possibili alternative di stampa, l’azienda ha scelto la flessografia: «La flessografia ha iniziato a svilupparsi alcuni decenni fa con lo scopo di ottenere minori costi per produzioni di imballaggi low cost, destinati a processi di stampa più nobili (rotocalco, offset ecc.)», racconta Sergio Lepore, responsabile ufficio packaging e grafica Oleifici Mataluni. «Scopo che, mano a mano, è stato superato perché i produttori si sono subito resi conto della potenzialità di questo processo». Una scelta che trova diverse e fondate ragioni: per prima cosa «non esiste nessun altro processo di stampa che risulti più completo e che possa abbracciare diverse categorie merceologiche: la flessografia è l’unico sistema, a oggi, per stampare ad alta definizione direttamente su cartone ondulato nelle sue varie tipologie, cosa impensabile per una rotocalco o una offset»; poi la tiratura: «in rotocalco è impensabile realizzare 10.000 etichette autoadesive, visti gli alti costi degli impianti stampa, e in offset sarebbe possibile ma con scarsa flessibilità». E infine il knowhow: «un unico flusso produttivo per gestire tutti e tre i processi: etichette autoadesive, etichette sleeve e cartone ondulato».

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