Intervista all’enologo

Il mio vino? È la storia che la vite racconta

Michelangelo Pasquero e Annette Hilberg, vignaioli in Langa

Produzioni che spesso hanno incontrato l’elogio della critica per il loro equilibrio e la loro originalità, i vini Hilberg-Pasquero, di Michelangelo Pasquero e Annette Hilberg, nascono da una profonda empatia con il mondo naturale frutto di una vita passata tra campi e cantina.

Al  di là delle tendenze, delle mode, delle strategie commerciali, c’è chi in Langa produce vino biologico seguendo un pensiero verace, sincero, semplice: allevare la vite, condurla, come si è sempre fatto, come i vecchi una volta facevano. Lontano dai sentimentalismi, piuttosto mosso da quel pragmatismo autentico che contraddistingue chi l’agricoltura ce l’ha nel sangue, perché in campagna c’è nato e c’è cresciuto, Michelangelo Pasquero ha saputo nelle sue produzioni, che più volte in vent’anni di attività hanno incontrato gli elogi della critica, dare un seguito a un sapere antico, integrandolo con esperienze proprie nate dal confronto con altri produttori, dagli studi all’università. Michelangelo, Miklo per gli amici, ci accoglie nella sua azienda a Priocca nel cuneese. Dall’aia della piccola azienda agricola, la vista attorno è grandiosa. In cima a un promontorio, l’azienda regala uno scorcio sul Roero, sulle Alpi occidentali, sulla pianura del Tanaro, indimenticabile, fatto di silenzi, di spazi vasti. Tra questi silenzi, sembra ancora a portata di mano quel mondo rurale ormai scomparso fatto di fatiche, di comunanze e solidarietà ma anche di antagonismi e di dispute; quel microcosmo agreste vivo perché frutto di sentimenti genuini, dove l’empatia con il mondo naturale delle cose era una spontanea conseguenza del vivere, microcosmo che Miklo Pasquero dipinge con sorprendente lucidità, accompagnando il racconto con un Nebbiolo, notevole per morbidezza e profumi. Poche cerimonie, mescita e assaggio, il vino è socialità, convivialità; il Nebbiolo riposa nel bicchiere sul tavolo, continua a sprigionare i suoi aromi. Miklo, intanto,incomincia a raccontare…

Non sembra difficile in un paesaggio così ameno e naturale evocare i tempi contadini, quelle voci di una società rurale ormai scomparsa. Lei è stato testimone del passaggio storico.
Il passaggio storico è avvenuto. Quel mondo rurale ce lo siamo ormai lasciati alle spalle. Qualcuno vorrebbe metterci una pietra sopra: avanti con il progresso, l’empirismo scientifico! Ma quel mondo era latore di un sapere antico, straordinario, nato da un rapporto autentico con la natura, un’empatia che oggi raramente, se non si vive appieno la campagna, si riesce a rievocare. Mi sorprende quanto questo sapere totalmente empirico, non sostenuto da conoscenze scientifiche, fosse preciso e puntuale e permettesse di mandare avanti le cose, di coltivare e produrre, secondo una ciclicità in perfetta armonia con la natura. Una ciclicità − ahimè! − che oggi cede il passo a disequilibri sempre più preoccupanti. Il nonno non sapeva dell’esistenza della cellula, del DNA, delle leggi della fisica, non aveva frequentato le scuole superiori o l’università, ma il suo sapere, quello che mi ha trasmesso, è risultato prezioso, sorprendentemente attuale…

Nella famiglia patriarcale erano i vecchi a trasmettere ai più giovani gli insegnamenti…

Sebbene contadino, parte di un microcosmo chiuso, che varcò solo per andare in guerra, mio nonno è stato aperto al progresso. Mi “prese per mano” per accompagnarmi in quella svolta epocale che, ancora ragazzino, stavo per vivere: l’automazione. Ricordo quando comprammo il primo trattore, una macchina che sostituiva il lavoro delle bestie da traino, che alleggeriva non poco il lavoro nei campi. Lui, che tra i primi aveva visto gli aerostati, che aveva seguito il primo viaggio dell’uomo sulla luna, aperto quindi al progresso, lo visse come un cambiamento utile, necessario. Fu la sua presenza, la sua saggezza che continuava a infondermi, anche quando decisi di iscrivermi all’università, a Scienze Agrarie, che mi aiutarono non poco nelle mie scelte future.

Finita l’università…
…durante il corso universitario ho avuto modo di conoscere altre realtà come quelle del nord Europa. L’idea era di arricchire le mie esperienze nella coltivazione biologica; avevo le conoscenze empiriche del nonno, gli studi universitari, completati con la specializzazione nelle tecniche di difesa delle piante coltivate, ma volevo ulteriormente approfondire, e Paesi come Svezia e Germania, nel “biologico”, erano parecchio avanti.

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